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	<title>Tommaso Franci &#187; Progetti</title>
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	<description>Per una trattazione ecologica di filosofia, storia, arte, politica e cultura</description>
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		<title>Ciclo dei vinti</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jul 2015 08:47:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Franci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Progetti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img width="300" height="207" src="https://www.tommasofranci.it/wp-content/uploads/2015/07/Bundesarchiv_Bild_183-1986-1126-307_LPG_Golßen_Besuch_durch_KPdSU_Delegation1-300x207.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="Bundesarchiv_Bild_183-1986-1126-307,_LPG_Golßen,_Besuch_durch_KPdSU_Delegation" /></p>&#160; Ciclo dei vinti – vinti dall’ignoranza ecologica – vinti pensando di aver vinto (ed è la peggiore delle sconfitte) o non pensando di aver perso per i motivi per cui hanno perso. Non realismo ma realismo + utopismo (scrivere non tanto o non solo la realtà di ciò che i protagonisti del loro tempo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="207" src="https://www.tommasofranci.it/wp-content/uploads/2015/07/Bundesarchiv_Bild_183-1986-1126-307_LPG_Golßen_Besuch_durch_KPdSU_Delegation1-300x207.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="Bundesarchiv_Bild_183-1986-1126-307,_LPG_Golßen,_Besuch_durch_KPdSU_Delegation" /></p><p>&nbsp;</p>
<p>Ciclo dei vinti – vinti dall’ignoranza ecologica – vinti pensando di aver vinto (ed è la peggiore delle sconfitte) o non pensando di aver perso per i motivi per cui hanno perso.</p>
<p>Non realismo ma realismo + utopismo (scrivere non tanto o non solo la realtà di ciò che i protagonisti del loro tempo hanno fatto [Verga, il modello da correggere o da integrare con una pars construens a costo di passa per moralista] ma quella di ciò che non hanno fatto o di cui non si sono accorti). Criticare (anti-calvinianamente o anti-postmodernamente) i propri antenati – causa inconsapevole ed involontaria dei mali presenti e del presente perpetuare, anche nostro malgrado, il male.</p>
<p>Iniziare dalle registrazioni dei testimoni oculari rimasti; fare tutto un lavoro di ricerca storica (foto ecc.); ed esplicitarlo talmente da non fare in nessun modo un romanzo storico (tipo film in costume nel quale lo spettatore si immedesimi) bensì un romanzo di critica storica; della storia prossima passata causa  delle presenti negatività.</p>
<p>Scrivere le date per dare un peso preciso – responsabili precisi: non importa se loro malgrado – alla catastrofe ecologica (che è anche intellettuale: stupidi bisogna essere per non pensare ecologicamente).</p>
<p>Ecco il prospetto dei titoli – che come tutti i prospetti non sarà rispettato – specie nelle date e nell’ordine di realizzazione:</p>
<p>[Importante: le date d’ambientazione sembrano recenti ma – rispetto allo sviluppo di una qualche coscienza ecologica e ai danno ecologici più irrecuperabili – negli ultimi 50 anni si è fatto di più che nei precedenti 10.000. L’evoluzione ecologica nei due sensi suddetti si può dire che ha tempistiche – per crescita esponenziale oltreché per contemporaneità – sovrapponibili a quelle dell’informatica. Quanto vi sembrerebbe antiquato un computer del 1960? Eppure 50 anni che cosa sono rispetto ai 10.000 della storia “civile” umana? Eppure sono tanti che un computer del 1960 – per le sue funzionalità – quasi non è considerabile un computer e di sicuro è più vicino – nelle prestazioni – a quanto si poteva fare nel mondo pre-informatico rispetto a quanto d’incommensurabile si può invece fare oggi con un computer]</p>
<p>[Importante: tendere a dare il senso – non importa se tracotante: significa infatti buttare a mare Omero o Goethe – che tutto quanto è stato scritto prima dell’eco-logia, del discorso sull’eikos, non abbia senso o non valga la pena di lasciarlo occuparci il tempo: anzi Omero o Goethe vanno considerati inquinamento anche loro in quanto non-ecologi]</p>
<p>[Importante: ecologia non significa – si per sé – salvaguardare l’ambiente ma rendersi conto che esiste e che è tutto – non esistendo Dio: anzi, Dio non esiste proprio perché esiste l’ambiente; perché (eco)logicamente prima di lui in quanto essere avrebbe dovuto esserci un ambiente e quindi lui non avrebbe potuto essere onnipotente, creatore o, in una parola, Dio …)]</p>
<p>[Importante: attenersi al principio di parlare di ciò che si conosce rinvenire nel particolare l’universale]</p>
<p>[Importante: il sottotitolo con il grado di parentela: indica tutta una genealogia del Male ecologico che giunge fino a te e che tu ti porti nel sangue. Sei consanguineo al Male ecologico: Male da rinvenire negli angoli di paese distrutti nella tua infanzia e di cui tu – mentre mangiavi carne, usavi bombolette spray, spaccavi giocattoli per divertimento – non ti sei avveduto]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>La miniera. Un nonno [anche attività politica in buona fede, con le case popolari ecc.] [Epoca: 1920-2000 ca. Luogo: Toscana sud-occidentale – paesi prospicienti l’alta Maremma] (2016)</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>L’officina. Un padre [contro il boom: esplosione più simile a una guerra che ad una lieta sorpresa; come la Crescita odierna: che andrebbe chiamata metastasi] [Epoca: 1950-2000 ca. Luogo: Toscana sud-occidentale – paese frazione/paese capoluogo/ città anche europee/ circuiti F1] (2017)</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Il parto. Una nonna  [contro il sovrappopolamento] [Epoca: 1920-50 ca. Luogo: campagna tra Siena e Firenze] (2018)</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>L’orlo. Una nonna [descrizione della macchina da cucire Singer della bisnonna] [Epoca: 1920-50 ca. Luogo: poderi e villaggi Toscana sud-occidentale] (2019)</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Il taglio. Un nonno [boscaiolo a cui piacevano gli animali] [Epoca: 1920-50 ca. Luogo: boschi e villaggi Toscana sud-occidentale] (2020) </b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>La villa. Un io [Epoca: presente. Luogo: villa settecentesca nel Chianti] (2021)</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>[Morale della serie/ciclo. Chi è che fa il Male (ecologico, logico, fisico, storico ecc.)? Un nonno, una nonna, un io, un padre … Miliardi di costoro per migliaia di anni … Ora però siamo giunti – logicamente fisicamente storicamente ecc. – al punto di non ritorno]  </b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>[Altro modello oltre a Verga: Cassola. Che (come Bilenchi: terzo modello; riassumibile, con il secondo, in Tozzi) aggiunse l’esistenzialismo ma che mancò – come e forse più di Verga: proprio a causa dell’esistenzialismo da Verga abbandonato col materialismo veristico del 1880 – d’ecologia. Certo ha fatto parte Cassola della prima generazione di intellettuali che anche in Italia – con Bassani, Pasolini ecc. – si sono interessati all’ecologia. Ma estrinsecamente, non organicamente, non abbastanza, non facendola arte ecc. Modelli negativi perché egologici e non ecologici: Canetti e la sua autobiografia (La lingua salvata, Il frutto del fuoco e Il gioco degli occhi); Proust, che sta alla base di Canetti] </b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>[Mettere in esergo a tutte queste opere – dalla miniera all’officina – brani di libri storici sugli Etruschi – per far vedere come certe pratiche risalgano ai padri dei padri dei padri …]</b></p>
<p><b> </b></p>
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		<title>Contro il cinema. Come distinguere l’arte dalla non-arte senza essere crociani</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Dec 2012 00:45:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Franci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Progetti]]></category>
		<category><![CDATA[Saggistica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img width="180" height="300" src="https://www.tommasofranci.it/wp-content/uploads/2012/12/cienma-180x300.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="cienma" /></p>Abstract Con molti ma piani riferimenti bibliografici si prova a mettere in discussione parte dell’estetica del nostro mondo ritenendo che ingiustizie in questo settore si ripercuotano in tutti gli altri. Siccome il mondo è ecologicamente interconnesso. L’ingiustizia estetica che poi diventa politica e culturale e ambientale è la considerazione del cinema come arte. Nel testo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="180" height="300" src="https://www.tommasofranci.it/wp-content/uploads/2012/12/cienma-180x300.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="cienma" /></p><p>Abstract</p>
<p>Con molti ma piani riferimenti bibliografici si prova a mettere in discussione parte dell’estetica del nostro mondo ritenendo che ingiustizie in questo settore si ripercuotano in tutti gli altri. Siccome il mondo è ecologicamente interconnesso.<br />
L’ingiustizia estetica che poi diventa politica e culturale e ambientale è la considerazione del cinema come arte. Nel testo si sostiene che né il cinema né le forme di espressione popolari sono arte. E che il trattarle come se lo fossero è la causa e l’effetto del cattivo comportamento della società in molti altri suoi ambiti. Forse in tutti.<br />
Il cinema viene vissuto in concreto. Nei suoi aspetti più materiali. Le immagini. I supporti tecnologici. Nei suoi aspetti più esistenziali. Il tempo e le scelte e le sensazioni delle persone che ne fanno esperienza. Non solo delle persone ma anche e per quanto è possibile parlarne degli animali e degli oggetti e del paesaggio.</p>
<p>Ecco in materia la premessa del 2006 a Belgio:</p>
<p>Ho sempre disprezzato il cinema. Anche per partito preso. Mentre lo amavano lo amano tutti. Anche per partito preso. E ammetto che non c’è altro all’infuori del partito preso. Scriverò un libello dal titolo &#8211; Contro il cinema. Non ritengo il cinema arte. Né i registi artisti. Tanto meno i registi che usano il sonoro le musiche. Quest’uso accomuna tutti i registi dal 1928 o giù di lì in poi. Il cinema per quello che vale come forma di espressione come mezzo vale solo grazie all’immagine ferma o in movimento e non ad altro. Quest’altro qualunque cosa di volta in volta sia non è cinema è corruzione alibi maschera camuffa ipocrita. Il cinema si serve s’alcoolizza di canzoni di musica popolare che chiama e celebra come colonne sonore. Siamo al peggio del peggio. Una non arte con un’altra non arte in coppia ad accoppiarsi spalleggiarsi vicendevolmente e che presuntuose con l’appoggio di tanta troppa e povera passiva ovina gente festeggiano la loro falsa falsa quanto sponsorizzata artisticità. Lo stupido il conformismo il non saper che fare che dire &#8211; regnano. Il cinema se vuole dimostrare di essere qualcosa di più che semplice mera espressione che semplice mero mezzo deve essere e stare muto. Ed esprimersi e vivere di muto rigorosamente. Rimane sempre il problema dell’intermediario del tecnico. Del fatto cioè – tecnicità o artisticità? &#8211; se sia possibile ammissibile giustificabile considerare arte quanto percentuali alla mano è così stretto alla tecnologia così stretto molto più stretto alla tecnologia rispetto alla vera arte alla pittura o alla musica &#8211; classica essendo l’unica artistica. Non ritengo il cinema arte. Né i registi artisti – troppo poco studio al di fuori della macchina da presa troppe poche cose e troppo poco profonde troppo poco universali da dire che si possono dire con quel poco studio al di fuori della macchina da presa e con il resto dello studio che è quasi tutto incentrato sulla macchina da presa sulla tecnica cioè sulla tecnica non loro dei registi ma della macchina di una macchina di un filtro di un ferro subito vecchio di un oggetto esterno extrapersonale. Il cinema è più mezzo che fine. E ha bisogno di schermi inoltre e di supporti e di supporti per la riproduzione perennemente di supporti ha bisogno. Il cinema ha bisogno perennemente di essere supportato sorretto. Per fare un film poi è impossibile essere in uno in uno solo. Il Partenone le sinfonie di Beethoven per queste cose basta uno uno solo a progettare e scrivere &#8211; anche sordo il musicista anche sordo il musicista &#8211; sul pentagramma. Ed è questo uno &#8211; l’artista &#8211; non non il contorno non chi in seguito esegue e costruisce assembla coi marmi il Partenone e coi violini di Crema e le bacchette le sinfonie di Beethoven. E il cinema sonoro costringe anche costringe più di tutto costringe orecchi occhi vuole cervelli attenzioni attenzioni tantissime da non poter far altro durante la proiezione non poter dire niente non poter chiudere gli occhi un momento nemmeno un momento come dovessimo lasciarci trasportare invadere prendere da schiavi come dovessimo lasciarci aggiogare invadere invadere passivi stolti obbedienti disponibili inermi inermi e vermi ridicoli vermi in contemplazione mistica. Ogni volta che guardo un film è come mi sentissi dare dello stupido è come mi sentissi sodomizzare (privare dell’identità) è come se mi crollasse tutto il tempo tutto il mio proprio tempo e via il tempo il vivere si perdessero per l’acquaio per l’acquaio in quel canale tubo orifizio nero pésto di glu glu. Io che sono contro l’ascolto che sono contro l’ascolto che non ascolto nemmeno uno che mi parla a voce. Che svio se c’è una ressa e tutti a vedere l’ambulanza. A immortalare l’azione che non mi importa nulla nulla di immortalare. Perché io tanto lo so che non importo in fondo nulla a lei. All’azione importa solo di se stessa di agire di compiacersene. Ma almeno il mio di applauso di occhio di spalla – no.<br />
I film li guardano gli esseri passivi. Concavi. Succubi. Conformabili e in attesa perenne e a volte malgrado loro poetica (loro muse) di imbeccata. Esseri in attesa di una qualche nuova tonalità omologabile in cui stringersi. I mentecatti li guardano i film. Gli handicappati d’esistenza. Quelli che soffrono la solitudine &#8211; cosmica e non (ai più basta la solitudine di quartiere per sfracellarli). L’artista non guarda film. L’artista non guarda. L’artista lo crea lui il mondo che poi saranno gli altri i non artisti a guardare (e giudicare casomai). Figuriamoci (l’artista non guarda) se la creazione artistica è conciliabile col vedere da plagiati film. Coll’ammettere – figuriamoci se è conciliabile &#8211; mondi predisposti da altri e per di più da altri che non sono nemmeno artisti. Non insegna neanche a creare &#8211; vedere film (come invece insegna o può &#8211; vedere opere d’arte. Il cinema al pari del teatro non è arte poi anche perché il regista quello che dovrebbe essere l’artefice manca di un controllo sufficiente sulla propria opera – troppo ampia e irriducibile la libertà degli attori troppo il loro peso e troppo incontrollato. Pittore e scrittore hanno molto più controllo controllo sovrano di quello che fanno. Sanno quello che fanno. È tutta farina del loro sacco la loro opera che per questo è artistica davvero. E se il musicista che compone ha bisogno di chi esegue questo che esegue è sotto vincoli ben maggiori di chi recita. E poi l’arte musicale sta soprattutto nel pentagramma. Mentre il cinema non può certo starsene nella sceneggiatura – che è scritto e non scena). Solo chi non è in grado di crearsi un mondo a propria immagine e somiglianza e non-artista non è in grado nemmeno di condividere i mondi creati dagli artisti soltanto questi soltanto questo soltanto questi qui questi minorati vanno il sabato e fra settimana in abnegazione e pretenziosi – al cinema. I professori universitari che hanno fallito vanno al cinema. Che hanno fallito nel divenire filosofi o non ci hanno neanche mai provato. I ragazzini e le ragazzine di venti/trent’anni che hanno fallito nel divenire romanzieri o giornalisti cult vanno al cinema. Che hanno fallito nel divenire adulti – perché anche nell’essere bimbi fallirono. Salvavita salvagente il cinema che a forza di professori e mocciosi che a forza di obbrobri diviene istituzione addirittura finanziabile se non finanziata dallo Stato. Come gli ospedali. Per garantire la salute pubblica – istituzione il cinema. Senza cinema professori e mocciosi diverrebbero più depressi di quanto non siano. E allo Stato sotterrare suicidi o incerottare chi fallisce anche in questo &#8211; costa. Invece grazie alla norma vigente professori e mocciosi se ne vanno al cinema e se ne tornano alle loro casupole al loro quotidiano col sorriso spicciolo degli uomini di buona volontà. Che cosa hai fatto sabato? Sono andato al cinema. E la domenica si resta in vita si vive di rendita si vive di uno sciocco escamotage. Pronti e fedeli per il lunedì si resta (quasi baciato il lunedì quando viene. Come la luce dopo il tunnel. Come assurde talpe che bramino il Sole e vi si abbronzino. Come se i giorni avessero un nome un santo &#8211; un senso e peso al di fuori di essere fatti di quelle ore e maree di cui sono fatti). O d’estate d’estate il meriggio e d’inverno d’inverno le sere con gli amici e i cari (mocciosi e professori hanno per stampelle e pezzòle amici e cari) – in tutte queste fasce di tempo e in molte altre un bel videoregistratore un bel DVD. Anche a nolo il lungometraggio. Lungometraggio che tanto non fa niente. Non nuoce non (voyeurismo) compromette. Anzi un po’ di sangue in pixel via cavo e un po’ di lacrime sempre in pixel e pulite il conformismo la convenzione li rinfrescano quasi e li rendono addirittura più accoglienti quando alla fine della pellicola vi si ritorna con piglio intellettualoide. Mongoloide cioè &#8211; dal mio punto di vista. Che cosa vuol dire questo film? &#8211; una voce da oca e tutti che si improvvisano critici cinematografici col monito sacro e quindi anche solo per questo antiscientifico e antifilosofico e superstizioso del de gustibus. De gustibus non est disputandum. Scritto e detto a caratteri cubitali – per giunta. E scambiato con la democrazia – per giunta.<br />
Tralascio altre meschinità stupide del cinema. Prima fra tutte il sesso la scena d’amore amore inteso come sesso. Sin dagli inizi non c’è film che non presenti una o più di queste scene. E ciò in maniera via via più ipocrita – progredisce l’ipocrisia con la liberalizzazione dei costumi a seguito di fisiologici  interventi legislativi come il divorzio o la non perseguibilità della sodomia – perché il cinema il film da un lato per un verso sembra ritenere imprescindibile il sesso la scena d’amore e infatti la presenta ripresenta puntualmente ogniqualvolta e dall’altro per altro verso o lato esibisce queste scene ammiccando moncandole coprendo sfumando. No. (E per seguire la logica plinio-traianea). O il sesso è importante e allora si fa vedere il sesso si fa sesso dall’inizio alla fine dell’atto coi membri e le interiora fino allo schizzo e alla tristezza post coitum. O il sesso non è importante e allora niente. Ci si può ricollegare con questo anche alla alle colonne sonore. Oltretutto – oltre che non artistiche oltre cha spesso scelte senza gusto e originalità – regolarmente e contraddittoriamente cioè ipocritamente o stupidamente tagliate sfumate.<br />
Il cinema tuttavia &#8211; e proprio perché in mancanza di meglio ancora oggi soprattutto oggi viene fatto passare per arte come in mancanza della musica classica morta viene fatta passare per arte la musica popolare – impera nel mondo dove sono nato. E io soffro di manie da imperatore. Pur di arrivare al maggior numero possibile di sudditi sarei stato disposto sarei disposto almeno a giorni se non altro a giorni a fare un film. Non ne ho cercati né trovati i finanziamenti. I film sono la cosa più dispendiosa tanto costosi quanto coinvolgono a farli a vederli e a distribuirli persone e persone (comparse e comparse). I finanziamenti il primo problema il primo problema a pari merito con l’altro di base. Saper usare una macchina da presa. Non so usarla. Né ho voluto imparare.<br />
Quanto segue è la sceneggiatura del film di cui non sono stato il regista. Di un film che non c’è stato e che quindi non ha potuto entrare in lizza per il successo candidarmi ad imperatore anche solo stagionale o almeno di nicchia dell’audience almeno di nicchia e dei parenti almeno dei parenti almeno degli amici. Che si muovono parenti e amici si fanno riconoscere da funghi funghi pronti a sortire a scappellarsi in tutte le stagioni pioggia o gelo solo se ci sono i presupposti e questi ci sono solo quando uno impera &#8211; solo se. Quanto segue è il codice genetico di un aborto. E anche il mio mai nato impero è abortito sta abortendo.</p>
<p>Ecco sempre in materia uno stralcio de I compilatori (2008):</p>
<p>In questi giorni mi sono chiuso in casa. Neanche in casa mia. In casa d’un parente. Il parente non c’era e io avevo a disposizione il suo divano. Un divano con davanti lo schermo televisivo.<br />
Ho sempre disprezzato il cinema. I film. Perché tutti amano il cinema. Perché tutti pensano che il cinema sia arte. Nella nostra epoca il vuoto dell’arte è stato colmato dal cinema e dalle canzonette. Ma il cinema e le canzonette non essendo per definizione arte essendo per definizione cosa del popolo cosa per tutti e da tutti non possono colmare nulla. Possono soltanto illudere di. E questa è ipocrisia. L’ipocrisia della nostra epoca (una delle).<br />
Io sono contro il cinema. Penso che il cinema faccia male all’uomo e faccia male alla società. Come la benzina. Però salgo in macchina e guido e vado perché il mondo oggi è questo e senza guidare e senza andare non ci si vive non ci si.<br />
Chiuso per giorni e giorni in casa senza nessuno senza parole non ho avuto scelta. Per vivere in questo mondo anch’io mi sono dovuto dare al cinema mi sono dovuto. Ai film. Quasi come si trattasse d’uno scenario quasi. Quasi come si trattasse del paesaggio. Di ciò di cui nel mondo odierno non possono non riempirsi gl’occhi gl’occhi di chi ci vive in questo mondo. Al pari delle canzonette di cui non possono non riempirsi gl’orecchi gl’orecchi di chi ci vive in questo mondo. La vita è tutto un riempire è tutto un essere riempiti. Eccola spiegata la metafora del fardello.<br />
Se il riempimento è inevitabile quanto resta di libero ed autonomo è digestione è. È il come digerire. L’analisi che segue è la mia digestione di quanto oggi è inevitabile mandar giù di quanto oggi è inevitabile che non riempia che non ci riempia tutti non ci riempia.<br />
Questa digestione così sgradevole s’ha un valore ha quello di mettere in guardia. Di mettere in guardia il futuro consigliandogli vivande diverse assai dal cinema.<br />
Mi ci stravacco sul divano e nessuno mi dice niente. Il frigorifero è pieno di roba. Al telefono non rispondo. Acqua pulita in bagno eccetera. Il parente lo so che tornerà fra giorni e giorni. Così inizia così è iniziata la vita di me al chiuso ed i film. I film che si trovano sullo scaffale del mio parente. Come un ubriaco enfio li prendo li prendo a casaccio e messili su e dopo averli assimilati quello che scrivo qua sotto equivale a succo gastrico al succo gastrico d’una digestione per la sopravvivenza.<br />
Quel che è peggio è che nel chiuso nella condanna al senz’arte e nella solitudine e con questa tassa riprovevole fra tecnologia e convenzione ch’è il cinema ch’è il film ebbene in tutto questo non ho sentito non sento la mancanza o il desiderio di niente di diverso. E non per merito uno qualsiasi del cinema ma per demerito del diverso. Dell’eventualmente diverso che può esserci al mondo. Una compagnia maschile o femminile una nuotata un gioco un sorriso.<br />
Il mio occhio può disgustarsi ma sempre occhio è. L’immagine che ci sbatte contro è immagine che ci sbatte contro. Il riverbero materico che ci sfarfalla sopra è riverbero materico che ci sfarfalla sopra. La polvere che c’entra e da cui non si distingue è polvere che c’entra e da cui non si distingue. Teleschermo o presa diretta o occhi chiusi fa lo stesso. In ciò sta tutto il filosofico da me concepibile ed ammissibile.</p>
<p>Bibliografia in fase di allestimento</p>
<p>Agosti, Il testo visivo: forme e invenzioni della realtà da Cezanne a Morandi a Klee<br />
Alonge, Il cinema americano classico<br />
Cinema e letteratura : percorsi di confine / a cura di Ivelise Perniola<br />
ALINEI M. Il sorriso della Gioconda<br />
Ambrosini, Introduzione al linguaggio del film. Con DVD<br />
Anceschi, Progetto di una sistematica dell&#8217;arte<br />
Specie umana (La). Antelme, 1b<br />
Apel, comunità e comunicazione<br />
Ambizione di Vermeer (L’). Arasse<br />
Argan Giulio C.; Bonito Oliva Achille, L&#8217; arte moderna 1770-1970-L&#8217;arte oltre il Duemila<br />
Argenton, Arte e cognizione<br />
Entropia e arte. Arnheim<br />
Arnheim Rudolf: arte e percezione visiva<br />
Arnheim Rudolf: il pensiero visivo<br />
Arnheim Rudolf &#8211; L&#8217;immagine e le parole<br />
Augé, Perché viviamo?<br />
Aumont: L&#8217;analisi dei film<br />
Opera di Rabelais e la cultura popolare (L’). Bachtin<br />
Febvre: Rabelais<br />
Badiou: Ontologia transitoria<br />
Film (Il). Balázs<br />
BALLARD ,Crichton, timeline, Philip DICK, ELLIS (american psycho; glamorama); bruce STERLING<br />
Barbaras,  La percezione. Saggio sul sensibile<br />
Elementi di semiologia. Barthes<br />
Grado zero della scrittura (Il). Barthes<br />
Impero dei segni (L’). Barthes,<br />
Miti d’oggi. Barthes<br />
Ovvio e l’ottuso (L’). Barthes, 23<br />
Bataille, Storia dell&#8217;occhio<br />
Bauman, la solitudine del cittadino globale<br />
Ombre e lumi. Baxandall<br />
Pittura ed esperienze sociali nell’Italia del Quattrocento. Baxandall, 23<br />
Forme dell’interpretazione artistica. Baxandall<br />
Baxandall, Parole per le immagini. L&#8217;arte rinascimentale e la critica<br />
Beccaria, L’autonomia del significante<br />
Bellacicco: La rappresentazione frattale degli eventi. Caos, caso e ordine<br />
Opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica (L’). Benjamin<br />
Benveniste, Problemi di linguistica generale<br />
BECKER H.S. I mondi dell&#8217;arte<br />
Bellini Manuele, I profili dell’immagine. L’estetica della percezione in Henri Bergson dalla metafisica al cinema<br />
Bellour: Fra le immagini. Fotografia, cinema, video<br />
Bellour, L&#8217;analisi del film<br />
BELTING: I canoni dello sguardo. Storia della cultura visiva tra Oriente e Occidente<br />
BENCIVENGA<br />
Berman, L’esperienza della modernità<br />
berger: Sul guardare<br />
berger, questione di sguardi<br />
BERLIN, Il senso della realtà<br />
Berardinelli, Poesia e non poesia<br />
Che noia la poesia. Enzensberger e Berardinelli<br />
Bertetto, Metodologie di analisi del film<br />
Berti: Introduzione alla metafisica [il cinema in quanto si pretende mondo a sé è metafisica]<br />
Bertolini Michele (a cura di), La rappresentazione e gli affetti. Studi sulla ricezione dello spettacolo cinematografico<br />
Arte. Un’introduzione filosofica. Bertram<br />
Bettelheim, Sopravvivere e altri saggi<br />
Bettetini, L&#8217;audiovisivo. Dal cinema ai nuovi media<br />
Biotti Gabriele, Pensieri del cinema a partire da Samuel Beckett, Alain Tanner e David Lynch<br />
Blankenburg, La perdita dell’evidenza naturale<br />
Il linguaggio Bloomfield Leonard<br />
BOATTO: Pop art<br />
Bocchi, Educazione e globalizzazione<br />
BOHME: Atmosfere, estasi, messe in scena. L&#8217;estetica come teoria generale della percezione<br />
Bonami, Lo potevo fare anche io. Perché l&#8217;arte contemporanea è davvero arte<br />
Bonami, Si crede Picasso. Come distinguere un vero artista contemporaneo da uno che non lo è<br />
Bornstein, Lo sviluppo percettivo, cognitivo e linguistico<br />
Borutti, Filosofia dei sensi<br />
Bozzi, Il mondo sotto osservazione. Scritti sul realismo<br />
Filosofia, mitologia e pseudo-scienza. Bouveresse<br />
BRANDT: Filosofia nella pittura. Da Giorgione a Magritte<br />
BRANDI: Segno e immagine<br />
BRANDI: Teoria generale della critica<br />
Breidach – Vercellone, Pensare per immagini. Tra scienza e arte<br />
BRIGGS A., BURKE P. Storia sociale dei media Da Gutenberg a Internet<br />
Broch, Poesia e conoscenza<br />
Bruni: Il cinema trascritto. Strumenti per l&#8217;analisi del film<br />
Storia delle immagini. Brusatin, 23<br />
Storia delle linee. Brusatin, 23<br />
Buccheri, Lo stile cinematografico<br />
Danto, Dopo la fine dell&#8217;arte. L&#8217;arte contemporanea e il confine della storia<br />
De Bernardis: Campi di visione<br />
Deely: Basi della semiotica<br />
Dewey, democrazia e educazione<br />
Diderot, saggi sulla pittura<br />
Di Marino: Interferenze dello sguardo<br />
Natura, percezione    I principi della forma. Natura, percezione, arte Di Napoli Giuseppe, 2011, Einaudi<br />
Cabrera, DA ARISTOTELE A SPIELBERG Capire la filosofia attraverso i film<br />
Cage, Silenzio<br />
Calabrese, Come si legge un&#8217;opera d&#8217;arte<br />
Calvesi: le due avanguardie. Dal futurismo alla pop art BUL<br />
Camporesi, Il concetto di alienazione da Rousseau a Sartre<br />
Canevacci, Antropologia della comunicazione visuale. Feticci, merci, pubblicità, cinema, corpi, videoscape canevacci, Culture extreme. Mutazioni giovanili nei corpi delle metropoli<br />
Canova: L&#8217;alieno e il pipistrello. La crisi della forma nel cinema contemporaneo<br />
Cantoni, Antropologia quotidiana<br />
Carbone, Sullo schermo dell&#8217;estetica. La pittura, il cinema e la filosofia da fare<br />
Carchia: L’estetica antica<br />
CARDONA, Antropologia della scrittura<br />
Pianeta dove scomparivano le cose (Il). Casati, Varzi,<br />
Casetti: L’occhio del novecento<br />
Casetti: Dentro lo sguardo. Il film e il suo spettatore<br />
Casetti: Teorie del cinema (1945-1990)<br />
Casetti: Analisi del film<br />
Castells Manuel, galassia internet<br />
Ripudio del sapere (Il). Cavell,<br />
CAVELL: Alla ricerca della felicità : la commedia hollywoodiana del rimatrimonio / Stanley Cavell ; [traduzione di Emiliano Morreale]<br />
Celant, Artmix. Flussi tra arte, architettura, cinema, design, moda, musica e televisione<br />
Come fare un film. Chabrol<br />
Chatman, Storia e discorso. La struttura narrativa nel romanzo e nel film<br />
CHOMSKY N. Linguaggio e problemi della conoscenza<br />
Cimatti, Mente, segno e vita. Elementi di filosofia per Scienze della comunicazione<br />
Ciofalo, Comunicazione e vita quotidiana. Percorsi teorici e di ricerca<br />
Ciuffoletti, Breve storia sociale della comunicazione<br />
Fotografia (La). Clarke, 23<br />
Codeluppi, il potere del consumo. Viaggio nei processi di mercificazione della società<br />
Coquet, Le istanze enuncianti. Fenomenologia e semiotica<br />
Cosenza, Semiotica dei nuovi media<br />
Cinema e le arti visive (Il), Costa (Antonio)<br />
Demone della teoria (Il). Compagnon<br />
Cosenza: La pragmatica di Paul Grice. Intenzioni, significato, comunicazione<br />
Coseriu,  Linguistica del testo. Introduzione a una ermeneutica del senso<br />
Coseriu,  Storia della filosofia del linguaggio<br />
Fenomenologia (La). Costa (Vincenzo), Franzini e Spinicci<br />
Crichton, timeline [esempio negativo di stile letterario perché cinematografico]<br />
Curi Umberto, Lo schermo del pensiero. Cinema e filosofia<br />
Curi Umberto, La forza dello sguardo<br />
Curi Umberto, Un filosofo al cinema<br />
Illuminati Augusto Revenge! Filosofia, cinema, rock<br />
D’Angelo, L’estetica italiana del Novecento<br />
De Angelis, Arte e ideologia grande borghese<br />
Delacroix,  Scritti sull&#8217;arte<br />
Isola deserta e altri scritti (L’). Deleuze<br />
Deleuze, Differenza e ripetizione<br />
De quincey,  L&#8217;assassinio come una delle belle arti<br />
Derrida, Ecografie della televisione<br />
Didi-Huberman Georges Il gioco delle evidenze. La dialettica dello sguardo nell&#8217;arte contemporanea<br />
Colore dipinto (Il). Di Napoli<br />
Comand, Il cinema europeo<br />
Curi, Lo schermo del pensiero<br />
De Gaetano: Il visibile cinematografico<br />
DELEUZE, Cinema<br />
De Micheli, Le avanguardie artistiche del Novecento<br />
Didi-Huberman, Storia dell&#8217;arte e anacronismo delle immagini<br />
Dilthey, Esperienza vissuta e poesia<br />
Di Marino, Pose in movimento. Fotografia e cinema<br />
DIODATO: Estetica del virtuale<br />
Donà Massimo, 2010, Mimesis, Abitare la soglia. Cinema e filosofia Disponibilità immediata<br />
Donald, L’evoluzione della mente. Per una teoria darwiniana della coscienza<br />
Cappella degli Scrovegni di Giotto (La). Frugoni (Chiara<br />
Teoria del film. Un&#8217;introduzione &#8211; Elsaesser Thomas; Hagener Malte<br />
Eco, storia della bellezza<br />
Eco, storia della bruttezza<br />
Forma cinematografica (La). Ejzen∫tejn<br />
Ejzen∫tejn, Charlie Chaplin<br />
Ejzen∫tejn Walt Disney<br />
EMMER, Visibili armonie. Arte, cinema, teatro e matematica<br />
Enzensberger, zig-zag. Saggi sul tempo il potere lo stile<br />
Eugeni: Semiotica dei media. Le forme dell&#8217;esperienza<br />
Guardare le figure. Faeti<br />
Le ragioni dello sguardo. Pratiche dell&#8217;osservazione, della rappresentazione e della memoria<br />
Faeta Francesco, 2011, Bollati Boringhieri<br />
Fare un film. Fellini<br />
Federico Fellini Intervista sul cinema<br />
L&#8217;arte della visione Fellini Federico, 2009, Donzelli<br />
Ferraris, Estetica razionale<br />
Ferraris, storia ermeneutica<br />
Ferraris, storia ontologia<br />
ferretti, Pensare vedendo. Le immagini mentali nella scienza cognitiva<br />
Feynman, QED, la strana teoria della luce e della materia<br />
FLUSSER, Per una filosofia della fotografia<br />
Sorvegliare e punire. Foucault, 1g<br />
Franzini, BREVE STORIA DELL’ESTETICA<br />
Franzini, Fenomenologia dell’invisibile<br />
Franzini, ESTETICA I nomi, i concetti, le correnti<br />
Fotografia e società. Freund, 23<br />
Cappella degli Scrovegni di Giotto (La). Frugoni (Chiara)<br />
Cattedrale e il battistero di Parma (La). Frugoni (Chiara)<br />
Fukuyama, L&#8217;uomo oltre l&#8217;uomo. Le conseguenze della rivoluzione biotecnologica<br />
Affreschi di Pontormo a San Lorenzo (Gli). Firpo (Massimo)<br />
Musica: natura e storia (La). Fubini (Enrico<br />
Gabbard, Cinema e psichiatria<br />
Gallagher, La mente fenomenologica<br />
Gambazzi, L’occhio e il suo inconscio<br />
Garapon, Del giudicare<br />
GEERTZ C. Antropologia interpretativa<br />
Gennari: Filosofia della formazione dell&#8217;uomo<br />
Giacopini, Fuori dal sistema. Le parole della protesta<br />
Giallongo Angela L&#8217;avventura dello sguardo. Educazione e comunicazione visiva nel Medioevo<br />
Gieri, Cinema. Dalle origini allo studio system (1895-1945)<br />
Gil, La logica della convinzione<br />
Girard, origine della cultura e fine della storia<br />
Invenzione della scrittura (L’). Godart,<br />
GRAZIOLI: Corpo e figura umana nella fotografia<br />
Gregory, Occhio e cervello<br />
Habermas, Dall&#8217;impressione sensibile all&#8217;espressione simbolica. Saggi filosofici<br />
Hacking, Linguaggio e filosofia<br />
Plotino o la semplicità dello sguardo. Hadot, 23<br />
HAUSER: storia SOCIALe dell’arte<br />
Heller, Sociologia della vita quotidiana<br />
Hersch, L’illusione della filosofia<br />
HUDSON R.A. Sociolinguistica<br />
Hughes: coscienza e società<br />
Jachia: Francis Ford Coppola. Apocalypse now. Un&#8217;analisi semiotica<br />
JACKENDOFF R. Linguaggio e natura umana<br />
JAKOBSON, La fine del cinema?<br />
JAKOBSON, Poetica e poesia<br />
JAMESON: Firme del visibile. Hitchcock, Kubrick, Antonioni<br />
JAUSS H.R. Esperienza estetica ed ermeneutica letteraria I. Teoria e storia dell&#8217;esperienza estetica<br />
Keats, Lettere sulla poesia<br />
Frege. Kenny<br />
Cinema indipendente americano (Il). King<br />
Arte altomedievale. Kitzinger<br />
Filosofia della musica. Kivy,<br />
Forma del tempo (La). La storia dell’arte e la storia delle cose. Kubler<br />
Storia naturale dell’occhio. Ings, 16<br />
laffi, Il furto. La mercificazione dell&#8217;età giovanile<br />
Leakey, il lungo viaggio dell’uomo<br />
Lefebvre, Critica della vita quotidiana<br />
Léger, Funzioni della pittura<br />
Levy, l’intelligenza collettiva. Per un’antropologia del ciberspazio<br />
Lotman, La struttura del testo poetico<br />
Lotman, Tipologia della cultura<br />
Lucignani, Immagini  della mente<br />
Luzi, Discorso naturale<br />
Lynch, La verità e i suoi nemici<br />
Lyons, la scomparsa dell’introspezione<br />
MADESANI: Le icone fluttuanti. Storia del cinema d&#8217;artista e della videoarte in Italia<br />
Mach, Analisi delle sensazioni<br />
Maffesoli, Reliance. Itinerari tra modernità e postmodernità<br />
•    La conquista del presente. Per una sociologia della vita quotidiana. Ianua, 1983<br />
•    La conoscenza ordinaria. Compendio di sociologia, Cappelli, 1986 (fuori catalogo)<br />
•    L&#8217; ombra di Dioniso, Garzanti Libri, 1990 (fuori catalogo)<br />
•    Nel vuoto delle apparenze, Garzanti Libri, 1993<br />
•    La contemplazione del mondo. Figure dello stile comunitario, Costa &amp; Nolan, 1996<br />
•    Le culture comunitarie. Zone di confine con Giacomo Marramao, Il Mondo3, 1996<br />
•    Del nomadismo. Per una sociologia dell&#8217;erranza, Franco Angeli, 2000<br />
•    Il mistero della congiunzione, Seam, 2000<br />
•    Elogio della ragione sensibile, Seam, 2000<br />
•    L&#8217; istante eterno. Ritorno del tragico nel postmoderno, Luca Sossella Editore, 2003<br />
•    La parte del diavolo. Elementi di sovversione postmoderna, Luca Sossella Editore, 2003<br />
•    Il tempo delle tribù. Il declino dell&#8217;individualismo nelle società postmoderne, Guerini e Associati, 2004<br />
•    Note sulla postmodernità, Lupetti, 2005<br />
•    Reliance. Itinerari tra modernità e postmodernità, Mimesis 2007<br />
•    Apocalisse. Rivelazioni sulla società postmoderna, Ipermedium, 2010<br />
Man ray, Sulla fotografia<br />
Manneim, Sociologia della conoscenza<br />
MARRA, Le idee della fotografia. La riflessione teorica dagli anni Sessanta a oggi<br />
Marazzi, Antropologia della visione<br />
Marazzi, Antropologia dei sensi<br />
Marcenaro: Fotografia come letteratura<br />
Post-Human. Verso nuovi modelli di esistenza Marchesini Roberto<br />
Mengaldo, Tra due linguaggi. Arti figurative e critica<br />
Merleau-Ponty, è possibile oggi la filosofia?<br />
Merleau-Ponty: Il visibile e l&#8217;invisibile<br />
Miceli: Musica e cinema nella cultura del Novecento<br />
Esperienza musicale e l’estetica (L’). Mila<br />
Mignemi Adolfo, Lo sguardo e l&#8217;immagine<br />
Moholy, Pittura, fotografia, film<br />
Moles, Il Kitsch. L’arte della felicità<br />
Molotch, fenomenologia del tostapane<br />
Montani, L&#8217;estetica contemporanea. Il destino delle arti nella tarda modernità<br />
Moravia: l’uomo che guarda<br />
Morin, La testa ben fatta<br />
Morin, Le Cinéma ou l’homme imaginaire, 1956<br />
Morris, Segni linguaggio comportamento<br />
Leggere Raffaello. Most<br />
Fotografia (La). Mulas (Ugo).<br />
Nagel, questioni mortali<br />
Nagel, uno sguardo da nessun luogo<br />
Nigro, Arte contemporanea: le avanguardie storiche<br />
Nozick, Puzzle socratici<br />
Nozick, spiegazioni filosofiche<br />
Nozick La vita pensata. Meditazioni filosofiche<br />
Oliviero, grammatica televisiva<br />
Ortega y gasset, L&#8217; origine sportiva dello Stato<br />
Ortega y gasset, La disumanizzazione dell&#8217;arte<br />
Persuasori occulti (I). Packard, 1g<br />
Pancotto, Arte contemporanea: dal minimalismo alle nuove tendenze<br />
Significato nelle arti visive (Il). Panofsky, 22<br />
parfit, ragioni e persone<br />
Sistema sociale (Il). Parsons<br />
Pasolini. PER IL  cinema, meridiani<br />
Pescatore, L&#8217;ombra dell&#8217;autore. Teoria e storia dell&#8217;autore cinematografico<br />
Pasquinelli, Il neoempirismo<br />
PEDULLà: Per esempio il Novecento. Dal futurismo ai giorni nostri<br />
Contro la comunicazione. Perniola<br />
Petrilli, Linguaggi<br />
Petitot-Cocorda Jean Morfogenesi del senso<br />
PEZZELLA M.Estetica del cinema<br />
Invenzione dell’arte nell’Italia del Rinascimento (L’). Pommier<br />
Plomin, Natura ed esperienza<br />
Pohlenz: La libertà greca<br />
Regazzoni, Pornosofia. Filosofia del pop porno<br />
Filosofia nella pittura. Da Giorgione a Magritte Brandt Reinhard<br />
Ronchi, Storia della luce. Da Euclide a Einstein BUL<br />
paolo rossi, I filosofi e le macchine 1400-1700<br />
rovatti: Guardare ascoltando<br />
Società dei controlli (La). Power, 40<br />
Pittori moderni. Ruskin, 10<br />
Filosofia dell’atomismo logico (La). Russell<br />
Russell, significato e verità [Da SuPeRaRE – ecologicamente]<br />
Schiller, Lettere sull’educazione estetica dell’uomo<br />
Linguaggio (Il). Sapir, 23<br />
Sartori,  Homo videns. Televisione e post-pensiero<br />
Schaffer, Lo sviluppo sociale<br />
Impressionismo (L’). Schapiro<br />
Schelling, La filosofia dell’arte<br />
Saxl, La storia delle immagini<br />
Schlegel, frammenti critici e scritti di estetica<br />
Schonberg, Gustav Mahler<br />
Schumann, La musica romantica<br />
Schluchter: lo sviluppo del razionalismo occidentale<br />
Searle, La razionalità dell’azione<br />
Senaldi: Enjoy! Il godimento estetico<br />
Senaldi, Doppio sguardo. Cinema e arte contemporanea<br />
Sennett, Il declino dell’uomo pubblico<br />
Simmel, Arte e civiltà<br />
Simmel, Immagini dell’uomo<br />
Sociologia. Simmel, 40<br />
Sini, I segni dell’anima : saggio sull’immagine / Carlo Sini<br />
Solger, Lezioni di estetica<br />
Sparti, soggetti al tempo<br />
Spaziante, Dai beat alla generazione dell&#8217;iPod. Le culture musicali giovanili<br />
Spaziante, Sociosemiotica del pop. Identità, testi e pratiche musicali<br />
Stam, Semiotica del cinema e degli audiovisivi<br />
Starobinski, L&#8217; invenzione della libertà 1700-1789<br />
Taiuti, corpi sognati. L’arte nell’epoca delle tecnologie digitali<br />
Tagliagambe, epistemologia del confine<br />
Tatasciore, CINEMA E FILOSOFIA<br />
Taylor, le radici dell’io. la costruzione dell’identità moderna<br />
Tolstoj,  La felicità domestica<br />
Tomasello, Le origini della comunicazione umana<br />
Tommaseo, Bellezza e civiltà<br />
Tonnies, comunità e società<br />
Torri: Il sentimento della forma<br />
Touraine, la globalizzazione e la fine del sociale [cinema come globalizzazione negativa]<br />
Trebbi, La trasparenza della cinematografia<br />
Uva: Impronte digitali. Il cinema e le sue immagini tra regime fotografico e tecnologia numerica<br />
Valery, Varietà<br />
Valery, Degas danza disegno<br />
Verdone, L&#8217;artefice del film. Riflessioni e testimonianze sulla regia<br />
Wackenroder, scritti di poesia ed estetica<br />
Questione dell’arte (La). Warburton, 23<br />
Osservazioni sui colori. Wittgenstein,<br />
Esperienza privata e dati di senso. Wittgenstein<br />
Filosofia delle immagini. Wunenburger<br />
Wolf, La filosofia come ricerca della felicità<br />
Chi dice umanità. Zolo<br />
Xingjian: Per un&#8217;altra estetica<br />
Zizek, L&#8217;universo di Hitchcock<br />
Zevi, Arte Usa del Novecento<br />
Spaziante Lucio Dai beat alla generazione dell&#8217;iPod. Le culture musicali giovanili, 2010, Carocci</p>
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		<title>Belgio</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Dec 2012 00:44:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img width="195" height="300" src="https://www.tommasofranci.it/wp-content/uploads/2012/12/belgio1-195x300.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="belgio" /></p>La sceneggiatura di massima e le motivazioni e di questo film e di un film in generale sono presenti nell’omonimo testo del 2006 di cui riporto la quarta di copertina. “Siamo in Belgio. Siamo ai nostri giorni. Lui il protagonista è grasso. Giovane com’è è grasso. E buongustaio. Forse è nero. Forse è gay. Sogna [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="195" height="300" src="https://www.tommasofranci.it/wp-content/uploads/2012/12/belgio1-195x300.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="belgio" /></p><p>La sceneggiatura di massima e le motivazioni e di questo film e di un film in generale sono presenti nell’omonimo testo del 2006 di cui riporto la quarta di copertina. “Siamo in Belgio. Siamo ai nostri giorni. Lui il protagonista è grasso. Giovane com’è è grasso. E buongustaio. Forse è nero. Forse è gay. Sogna Torino. Per la cioccolata. Corre. Ma non ne ha il fiato. Prepara cenette a base di birra e formaggio. Non suona in gruppi rock. Non ha molte frequentazioni. Ha un computer. Ha giovane com’è un lavoro. Ha giovane com’è e anche se sporca e anche se vecchia una casa. Una casa tutta sua. È orfano. Non legge libri. Non guarda film. Non legge libri che non siano gastronomici. Non guarda film che non siano porno”.</p>
<p>Il lavoro a partire da questa narrazione dove non accade niente se non la rappresentazione di una vita che seppur al minimo vive dovrebbe consistere più che altro nello stile delle inquadrature. Ecologicamente il contenuto del film e in parallelo a quanto dovrebbe accadere in letteratura dovrebbe risiedere nella forma. 90 inquadrature spigolosissime immobili e decentrate. Un angolo di taglio deve entrare addosso allo spettatore e se qualcosa si muove in scena dovrebbe muoversi ripreso da un obiettivo spietatamente immobile accasciato decapitato. Ma appuntito e con veemenza l’immobile l’accasciato il decapitato. La telecamera pur nella totale assenza di musiche deve urlare a forza d’inquadrature micidiali. L’inquadratura deve sfasciare lo spettatore. Fargli strabuzzare gl’occhi. Lo spettatore deve strabuzzato mettere incinta l’inquadratura. Ciò che è inquadrato deve venir inquadrato senza tempi e spazi antropocentrici antropomorfi narrativi soggettivi. Tutto oggettualità immanentissima. E così ecologia. Devono darsi inquadrature o prospettive di per sé. Riprendendo quel che c’è c’è senza soggetti né attori principali ma con voci fuoricampo e parti pezzi quarti di cose di membra. Dev’essere un violentissimo lasciare a se stesso il mondo. Il coinvolgimento in questo abbandono che spiomba dovrebbe dare all’ignorante e antiecoligico spettatore un senso di fine dello spettacolo e dell’aspettare e un coinvolgimento pertinace costrittivo e disagiato. 90 inquadrature. 1 minuto inflessibile a inquadratura. 90 minuti senza capo né coda non perché caotici ma perché darwiniani o geologici.</p>
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		<title>Realtà</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Dec 2012 00:43:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Franci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><img width="208" height="300" src="https://www.tommasofranci.it/wp-content/uploads/2012/12/realta-208x300.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="realta" /></p>Film di 90 minuti e un’inquadratura senza teste senza protagonisti senza dialoghi senza trama senza attori senza colonna sonora. Tagliato brutalmente senza un finale. Un primo piano addosso a qualche suppellettile di un bar che si allarga sempre più fino a divenire lunghissimo. Dal bar passando per la spiaggia la domenica d’inverno e alla gente [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="208" height="300" src="https://www.tommasofranci.it/wp-content/uploads/2012/12/realta-208x300.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="realta" /></p><p>Film di 90 minuti e un’inquadratura senza teste senza protagonisti senza dialoghi senza trama senza attori senza colonna sonora. Tagliato brutalmente senza un finale.</p>
<p>Un primo piano addosso a qualche suppellettile di un bar che si allarga sempre più fino a divenire lunghissimo. Dal bar passando per la spiaggia la domenica d’inverno e alla gente che ci passeggia cercare di tagliarle con l’inquadratura le teste. Il campo deve allargarsi e l’inquadratura verticalmente ora dilatarsi fino al cielo ora appiattirsi fino ai tacchi.</p>
<p>Mentre lenta la telecamera allarga il campo intervengono i vigili urbani che chiedono l’autorizzazione al regista e danno una botta all’operatore che come ne andasse della vita procede nonostante la scossa all’obiettivo. E dopo i vigili i carabinieri. E la polizia. Che parlano minacciano spingono fanno suonare la sirena e infine anche il questore arriva.</p>
<p>Sopra la voce di vigili ecc. e sopra a tutto 90 fra bambini immigrati ecc. leggono buona la prima un minuto ciascuno un pezzetto di Pinocchio dall’inizio fin dove si arriva  allo scadere del 90° minuto.</p>
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		<title>Gorbaciov. A tragedy</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Dec 2012 00:41:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Franci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Progetti]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img width="225" height="300" src="https://www.tommasofranci.it/wp-content/uploads/2012/12/gorbaciov-225x300.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="gorbaciov" /></p>Un giovane drammaturgo americano di fine anni Ottanta vuole scrivere una tragedia – “a tragedy” – su Gorbaciov. Domanda a Gorbaciov un’udienza. Gorbaciov unico personaggio in scena inizia a chiedersi inizialmente negandolo con fermezza se la sua e quella del suo popolo e quella del mondo non sia davvero “una tragedia”. Ossia una situazione in [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="225" height="300" src="https://www.tommasofranci.it/wp-content/uploads/2012/12/gorbaciov-225x300.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="gorbaciov" /></p><p>Un giovane drammaturgo americano di fine anni Ottanta vuole scrivere una tragedia – “a tragedy” – su Gorbaciov. Domanda a Gorbaciov un’udienza. Gorbaciov unico personaggio in scena inizia a chiedersi inizialmente negandolo con fermezza se la sua e quella del suo popolo e quella del mondo non sia davvero “una tragedia”. Ossia una situazione in cui qualsiasi cosa si scelga essendo male non è possibile scegliere nulla di risolutivo. Da qui a partire dal senso oggigiorno del genere letterario “tragedia” e dello status artistico del teatro tutta una serie di questioni sul mondo presente. Dalla globalizzazione all’americanizzazione alla crisi ecologica alla fine del mondo per una guerra nucleare. Inoltre ipotesi di storia controfattuale.</p>
<p>Sarebbe bene che Gorbaciov fosse interpretato da un attore americano che parla italiano con un pesante accento americano il quale varrebbe così come un’autocritica degli USA o della ragione contemporanea.</p>
<p>Ecco un abbozzo dell’inizio del copione:</p>
<p><em>Il papa, la tiara, vestito di bianco con in spalla il tricolore italiano sghignazzando follemente calpesta E.T. enfio steso al suolo con appena l’ultime forze per tenere sollevato il suo caratteristico indice bernoccoluto rantolando metallico – </em>Te-le-fo-no ca-sa<em>. Questo al centro d’una scena deserta placcata di luce.   </em></p>
<p><em>Da un pezzo, troppo tempo fermo lì ad assistere allo schiamazzo emergendo dal buio come da un grave stato letargico – dà le spalle al pubblico mantiene le dovute distanze dal papa – Gorbaciov giacca pantalone voglia sulla calvizie si fa avanti. Apre bocca con tono sommesso disincantato a morte. Nega pressoché la paternità delle sue stesse parole.  </em></p>
<p>&#8211;          Le bandiere vanno riposte nei cassetti. Solo così si salvano le nazioni. Le genti.</p>
<p><em>Quale bruttissimo sogno papa bandiera E.T. si dissolvono Gorbaciov si ritrova a centro scena seduto alla scrivania dell’ufficio presidenziale con le mani inerti lo sguardo nel vuoto. Squilla il telefono. </em></p>
<p>&#8211;          Mamma. Che piacere! Sì sto bene. È che ho molto lavoro (<em>sulla scrivania nessuna carta e nell’ufficio gran silenzio</em>). Sì ci risentiamo presto. Sì. Mi manchi anche tu.</p>
<p><em>Dopo un altro tot di silenzio con le mani in mano si dà una mossa prende dal cassetto un foglio bianco. Inizia con la penna biro a disegnare [tutto            quanto segue dev’esser mostrato da un maxischermo multimediale sopra la testa di Gorbaciov. Il maxischermo o anche un televisore piccolo vecchio stile, sarà la raffigurazione della mente di Gorbaciov]. Si immagina intanto e gli lievita dalla mente come una pellicola cinematografica la steppa russa. Erbe marroni rincalzate dal vento e imbavagliate dalla polvere. In distese immense e con sopra immoto e slavato il cielo. Si sforza sorvolando di steppa in steppa di distesa in distesa ma nessun animale. Deserto. Deserto eppure più caldo si direbbe. Più caldo e accogliente il deserto che l’ufficio presidenziale. Più sicuro. Tanto che Gorbaciov vorrebbe correrci attraverso a queste steppe. A un certo punto del film a un certo punto della landa una casa in legno più grigia del verde sbiadito che la circonda. Coi vetri come occhi infossati e quadrati e coi muri portanti fatti d’interi tronchi d’albero. Tronchi d’albero quando a vista d’occhio non se ne vedono d’alberi in tutta la landa. Una corteccia nel mare del vento appare là in fondo la casa. Vorrebbe bussarci alla porta della casa Gorbaciov ed è come se gli scappasse una recisa supplica ad alta voce.  </em></p>
<p>&#8211;          Apritemi!</p>
<p><em>Poi s’accontenta nel filmato (continua frattanto a disegnare sempre più concentrato sul foglio) di sbirciare dalla finestra. Ma non fa in tempo a vedere che cosa ci sia al di là dei vetri perché il disegno è finito. Lo solleva. È la stilizzazione di un gatto. Chiama al telefono la segretaria. </em>§</p>
<p>&#8211;          Mi procuri un gatto. Sì ha capito bene. Un gatto. No non importa grande o piccolo fa lo stesso. Ma mi procuri un gatto. Presto. In strada le contadine li danno per una miseria.</p>
<p><em>Al posto del filmino sulla steppa e il vento e la casa adesso parte dalla mente a cinepresa di Gorbaciov un filmino sulle contadine. Parte il filmino dai fazzoletti. Dai fazzoletti che le contadine russe portano al capo. Poi va subito giù ai piedi. Con scarponi unisex prima durante e dopo ogni moda unisex. E delle gambe grosse nemmeno un pezzetto (nel filmino). Rivestono tutto come coperte le sottane. E una camicetta millefiori (millefiori tristi) sotto un giacchetto. Anche questo unisex. E mezzo plastica mezzo pelle. Mezzo per adulti mezzo per bambini. Il volto per ultimo. Sdentato. Rade dure setole. E a tratti un sorriso deforme e amorfo che vorrebbe passare forse per rubicondo ma non riesce neanche a passare per avvinazzato.  </em></p>
<p>&#8211;          Miao.</p>
<p><em>Entra il gatto. A Gorbaciov subito in piedi gli si struscia vivacemente alle gambe. Gorbaciov fermo. Quasi non sa che fare. Poi come dandogli del lei con il massimo del rispetto solleva l’animale. Se lo porta al petto. Lo accarezza. E con lui così torna a sedersi. Fra le fusa del gatto che anche con la testolina cerca di attirare l’attenzione di una testa viola che naviga in chissà quali correnti Gorbaciov come una videocassetta interrotta riprende pigiando quasi play sulla propria immaginazione il film dove l’aveva stoppato. La contadina arriva in città a mattino ben fatto. Chi ha un lavoro ci è andato. Chi ha una scuola ci è andato. Chi ha un senso se lo stringe a sé. Nemmeno tanto traffico a quell’ora verso le undici. Rumore boato quasi lo fanno assommandosi e convergendo il grigio della metropoli e il grigio del cielo. Di grigio rimbomba così tutta l’atmosfera. La contadina ha un gran cesto. Cammina sulla prospettiva sul corso principale. I negozi a lei sembrano tutti modernissimi tutti alta tecnologia. E gli altri gli altri che passano (passa pur qualcuno anche alle undici di mattina) non gli sembrano a lei insensati e senza speranza ma gli sembrano – così immagina</em> <em>Gorbaciov – belli. La bellezza in confronto a lei che è la miseria. Anche il contenuto del cesto che senza esitazione sfracellerebbe a terra gli sembra a chiederglielo – così immagina Gorbaciov – la bellezza rispetto a se stessa che del resto – così immagina</em> <em>Gorbaciov – non è della bellezza preoccupata ma del biglietto ferroviario della corrente elettrica a casa quando tornerà a casa a sera e di un qualche combustibile (sempre a casa a sera) e di un qualche companatico (sempre a casa a sera). Dopo un’ora di goffo cammino (la prospettiva il corso è chilometrico non solo in lunghezza ma anche in larghezza) arriva la donna contadina all’angolo eletto per il suo commercio. A mezzogiorno escono dalle scuole e dai lavori. Inizia ad urlare prendendoli con due dita per la pelle del collo. </em></p>
<p>&#8211;          Gatti. Gatti. Gattini appena nati.</p>
<p><em>Istintivamente Gorbaciov stringe ancora più a sé la bestiola che ha in braccio. Fino con la mano a coprirgli la testa e le orecchie come a risarcimento dei gridi laceranti che devono aver subito. Ma è abbastanza svezzato questo gatto. Se è stato in strada se ha sentito urli su urli dev’essersi trattato di tempo fa. Un tempo tale forse da poter essere dimenticato da lui. Dopo chi sa quanto Gorbaciov sorride. Sorride bonariamente senza riuscire però a raggiungere come forse avrebbe voluto una qualche effettiva dolcezza.</em></p>
<p><em>Gatto in collo sfregandogli col naso la testolina baciandogliela si mette ad aprire i cassetti della scrivania uno ad uno lentamente. Non vi trova quello che cerca. Incarti. Non vi trova incarti. Niente. Si alza allora un poco agitato messo il gatto sulla poltrona presidenziale e si gira. Dietro la scrivania c’è in legno un mobile a muro. Il raccoglitore di un archivio. Si mette ad aprire tutti i cassetti. Gli apre tutti. Nulla. Non trova nulla. Nessun incarto. Si dispera. Si stringe la testa con le mani. Si dibatte anche e dice qualche cosa che gli si strozza in gola. Qualche cosa come no – no – no. Niente. In nessun cassetto niente. Lo abbraccia quasi uno dei cassetti del mobile a muro. Lo morde quasi rabbioso nel legno coi denti. Ma poi con la cravatta storta trafelato la camicia mezza sbottonata desiste. Si sofferma per riflettere. Concentrarsi. Quindi sposta il gatto dalla poltrona presidenziale facendolo scendere. Come chi ha tutte le intenzioni di mettersi a lavoro. Un lavoro importante e impegnativo. Proprio niente niente nei cassetti della scrivania e in quelli di dietro non c’era. In verità tutti i cassetti dell’ufficio presidenziale sono pieni. Pieni zeppi di fogli bianchi. Uguali a quello che ha utilizzato per lo sgorbio del gatto. Si rifà da una parte e palpa cassetto dopo cassetto tutte le pile di quei fogli. Tutto quel bianco. Tutta quella cellulosa. Ritto un blocco da duecento fogli in mano lo odora e accosta spasmodicamente alle narici. Poi lo ripone. Si siede. Tira fuori un solo foglio. Lo pone sul tavolo. Lo ha davanti. A tu per tu. Silenzio e foglio bianco. Lo ha davanti. A tu per tu. Silenzio e foglio bianco. Non regge Gorbaciov. Accartoccia il foglio e lo getta a forza per terra. Si riprende la testa fra le mani e si accascia sul tavolo. Parte dalla sua immaginazione un altro film. Un altro tranche de vie.   </em></p>
<p>&#8211;          Gimme fuel. Gimme fire. Gimme that which I desire.</p>
<p><em>È l’allucinato videoclip di un gruppo metal. In uno scenario a fosforescenti tinte ora rosse ora verdi quattro esseri umani ciascuno al rispettivo strumento sono quattro sagome nere che con foga estrema suonano. Il canto deflagrante in inglese. È un cavernicolo bituminoso di smog e col sole in eclissi cronica il clima del video. Incorruttibili fattori scenario e clima che la musica per quanto sforzi non altera non comanda. Come una figura la musica che per quanto faccia non potrà uscire mai dallo schermo. Non potrà dal bidimensionale raggiungere mai quale dimensione il tridimensionale. Lo schermo non si buca. </em></p>
<p><em>Ridestatosi Gorbaciov si riassesta la cravatta ed il resto. Accarezza con fermezza di nervi e padronanza di sé il gatto saltatogli sulla scrivania. Si riconcentra. Qualche momento e poi un nuovo foglio. Struscia appena sui denti le unghie per propiziare l’ispirazione per razionalizzarla. Prima che vada giù con la penna lo squillo del telefono. È la segretaria. I risultati dei suoi esami clinici dei suoi esami del sangue sono pronti. Che glieli portino subito commenta. E la porta si apre una mano gli allunga una busta marrone. Gorbaciov la fissa fa per dissigillarla subito ma si rattiene. Come chi è pentito per troppa impulsività. Non bisogna essere precipitosi. Tutto ha un suo estremo peso sembra pensare e concludere Gorbaciov. Poi si rivede bambino. Con la madre che lo cura a letto. Un cucchiaione di medicina amara. Il letto dal materasso spesso dalle coltri spesse. Lo soffocava quasi il letto da piccolo quando doveva stare a letto malato e la mamma gli aggiungeva coltri su coltri perché non prendesse gelo. Ne prova tenerezza a rivedersi così. Tenerezza anche per la moglie. Che lo ha curato amorevolmente. Il letto qui se lo rivede più grande a due piazze con meno coperte quasi glaciale non fosse per l’amore ovunque nell’aria come profumo spruzzato di lei. E il giornale il quotidiano al posto delle fiabe sul letto. Immagina poi un catafalco. Catafalco tra piante tra selci a decorazione. E sente del rincrescimento ed emozione nella morte. Non per la vita in sé ma per quel particolare vivere che è l’essere ammalati a casa presso la mamma presso la moglie che ama. E ammalati di una malattia grave da impedire l’uscita il levarsi ma non grave tanto da far versare lacrime alla mamma alla moglie che ama. </em></p>
<p><em>Ripone la busta con le analisi in un cassetto. Adesso è di nuovo con le mani in mano. Come non si ricordasse più che cosa doveva scrivere di tanto importante. Tamburella le dita nervoso e fischietta triste sfiatato. Guarda distrattamente il gatto. Tante volte fosse lui a suggerirglielo che cosa scrivere. Ma niente. Il gatto si lecca. </em></p>
<p><em>Come chi sente aria chiusa da tanto e tanto. Come chi attraverso una rinfrescata speri in una novità si alza ancora e si dirige alla finestra una finestra dietro una coltre l’unica finestra dell’ambiente una finestra da chissà quanto non considerata. La spalanca. Entra però ben presto un vento fortissimo. Che fa volare il foglio sulla scrivania e alcuni di quelli sui cassetti mezzo aperti. Deve richiudere subito e a fatica soltanto può riuscirci la finestra. Che rimane almeno però non più nascosta dalla coltre. </em></p>
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		<title>Foie Gras</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Dec 2012 00:40:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Franci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img width="204" height="300" src="https://www.tommasofranci.it/wp-content/uploads/2012/12/foie-gras-204x300.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="foie-gras" /></p>Riscrittura di Perfect con concentrazione spasmodica di tutta la materia lì trattata mettendo in maggior evidenza tutti i mali della ricchezza. Un giovane infelice vince un mucchio di soldi ma nemmeno con questi può esser felice. Tanto più in un tempo in cui avere soldi è averli nel momento sbagliatissimo. La ricchezza tanto più oggi [&#8230;]]]></description>
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<p>Ecco un esempio della riscrittura di <em>Perfect</em> nell’inizio:</p>
<p>Prima volta giocava. Giocato ‘sì tanto per fare. Tot <em>desperatio</em> tot noia. Vinto. Ah. Quaranta milioni d’euro. Molti soldi nel ***. Gli sportivi più pagati ne guadagnano in quattr’anni. Gl’attori ancora qualcuno ad Hollywood in quattro film superprodotti. In centro con quaranta milioni d’euro ci si comprano nel *** quarant’appartamenti in palazzi storici. Centocinquanta duecento metri ad appartamento ed appartamenti restaurati finiti. Sette otto chilometri quadrati di centro storico. Ci si comprano. Di spider Mercedes auto sportive potenti di lusso con quaranta milioni a quarantamila euro l’una – mille. ‘Na fila in tangenziale di cinque chilometri di spider Mercedes nuovi di zecca assiepati uno dietro l’altro. Vittorio e fidanzato e laureato e genitori e nonni vivi. Il sogno suo per lunghe stagioni – suicidarsi. A venticinqu’anni però l’ha smesso. Suicidarsi non vale. Cioè per Vittorio fosse per lui si suiciderebbe subito – gl’uomini la maggior parte son de’ mediocri insulsi e bolle d’aria e gl’altri de’ maniaci fissati io per questo non sono un uomo e se non posso non esserlo io non ci sto con mediocri e fissati! – solo che il percorso compiuto di giovane e non particolarmente dotato studioso gl’ha fatto concludere che no suicidarsi non vale. Suicidarsi è un atto scorretto gl’ha fatto concludere. Filosoficamente. Matematicamente. C’è però arrivato alla fine a negare il suicidio filosoficamente matematicamente Vittorio. Prima la negazione gl’è venuta tramite l’esperienza ed è stato raggiungere un luogo che si credeva deserto e pulito e che s’è scoperto pieno zeppo di gente chiassosa gente accalcata intorno a chioschi con lattine e porchette porchette lerce lattine costose porchette e lattine servite da degl’ignoranti. L’esperienza. Cioè la lettura condotta qua e là dove capita capita delle schematiche parziali biografie d’artisti e pensatori. Gl’antichi non si suicidavano e nelle loro opere non dilaniavano il mondo. I moderni si suicidano e nelle loro opere dilaniano il mondo. Ma è da un pezzo da secoli ci sono ‘sti moderni. E il loro suicidarsi e dilaniare ch’a ‘sto punto conoscono tutti casalinghe comprese non è servito ad altro ch’a caratterizzare un periodo culturale. <em>Kultur</em>. <em>Kultur</em>. Come le madonne o i cristi l’epoche medievali e rinascimentali e gl’atleti o i cocchieri l’epoca greca classica. Non è stata quella del suicidio ‘na soluzione finale un punto di non ritorno. Anche se ci si dev’essere andati molto vicino viste le condizioni dell’arte e della cultura nel *** – in pratica non c’è nient’altro oggi ch’un museo un museo sterminato che conserva acritico tutto. Continuando la storia dal momento che continua la storia umana suicidarsi non vale. Per quel che poteva valere suicidarsi ha forse valso un tempo quando costituiva una qualche novità. Dal secondo tempo del Novecento dal rock in poi il suicidio per come si dice sgomento esistenziale è divenuto borghese completo completo e stereotipo e moda. L’individuo che buondì nel *** si suicida non si distingue manco più qual individuo ma rientra in un’innocua vasta consona anche categoria. Un tipo un numero un sondaggio un. Il rock l’ha inflazionato per sempre il suicidio Vittorio scopre. Il rock è – fu, anni ‘60 ‘70 ‘80 ‘90 – ‘na cosa del popolo. E diffuse a suo modo nel popolo il suicidio per come si dice sgomento esistenziale. E non c’è altro che il popolo Vittorio si domanda. Fu il rock perché adesso mentre inevitabilmente inevitabilità antropologica continua la musica popolare all’interno di questa non ha più più niente da dire il rock dopo ch’ha interpretato anche quel dramma della cultura non pop costituito dal suicidio. Dramma valevole a ‘mo di traguardo ultimo di zenit dopo un lungo arzigogolato percorso. Traguardo ch’adesso Vittorio si ritrova forte un poco de’ propri studi a contestare dover contestare suo malgrado malgrado il suo proprio carattere il.</p>
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		<title>L’acqua e l’alcol</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Dec 2012 00:39:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Franci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img width="300" height="258" src="https://www.tommasofranci.it/wp-content/uploads/2012/12/lacqau-e-lalco-300x258.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="lacqau-e-lalco" /></p>Due sole giovani donne in un appartamento nel semicentro storico (uno slargo, sotto la città, il sole ci picchia quando c’è). Problemi da Freud a Marx: divaricazioni/caratterizzazioni sessuali all’inizio – una monogamica e introversa, l’altra poligamica ed estroversa – che poi in quanto sovrastruttura si dissolvono progressivamente fino, fra disoccupazione freddo tristezza e fame (quella [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="258" src="https://www.tommasofranci.it/wp-content/uploads/2012/12/lacqau-e-lalco-300x258.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="lacqau-e-lalco" /></p><p>Due sole giovani donne in un appartamento nel semicentro storico (uno slargo, sotto la città, il sole ci picchia quando c’è). Problemi da Freud a Marx: divaricazioni/caratterizzazioni sessuali all’inizio – una monogamica e introversa, l’altra poligamica ed estroversa – che poi in quanto sovrastruttura si dissolvono progressivamente fino, fra disoccupazione freddo tristezza e fame (quella che si pensava d’aver scacciato per sempre dal mondo), alla povertà abietta e senza speranza (perché se male è esser poveri, esser ricchi nel modo e mondo in cui si continua – e in parte non si può non – ad esserlo oggi è anche peggio).</p>
<p>La narrazione della disillusione di un mondo che non dà ciò che promette e dell’eclatante fino all’impossibilità ingiustizia si protrae per stagioni una peggio dell’altra fino all’inverno senza carburante. Una sera a scaldarsi le due ragazze vanno in macchina così che gettano al cielo l’ultimo inquinamento o necessaria insensatezza.</p>
<p>Echeggiare Tozzi senza nominare mai Siena e come se Tozzi fosse stato appieno ecologo e filosofo.</p>
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		<title>Friedrich Wöhler</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Dec 2012 00:37:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Franci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img width="203" height="300" src="https://www.tommasofranci.it/wp-content/uploads/2012/12/friedrich-voeler-203x300.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="friedrich-voeler" /></p>Friedrich Wöhler (Francoforte sul Meno 1800 – Gottinga 1882) – chimico. “A W. si deve la preparazione dell’urea dal cianato d’ammonio (1828), con la quale si dimostrò che la sintesi di composti organici elaborati da organismi viventi poteva avvenire anche in laboratorio, senza l’intervento di una “forza vitale” postulata fino ad allora” (Treccani). Intendendo ciò [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="203" height="300" src="https://www.tommasofranci.it/wp-content/uploads/2012/12/friedrich-voeler-203x300.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="friedrich-voeler" /></p><p>Friedrich Wöhler (Francoforte sul Meno 1800 – Gottinga 1882) – chimico. “A W. si deve la preparazione dell’urea dal cianato d’ammonio (1828), con la quale si dimostrò che la sintesi di composti organici elaborati da organismi viventi poteva avvenire anche in laboratorio, senza l’intervento di una “forza vitale” postulata fino ad allora” (Treccani).</p>
<p>Intendendo ciò che scoprì Wöhler a 28 anni come la riduzione dell’organico all’inorganico imbastisco un romanzo storico che esprime la contraddizione tra questa scoperta – base per l’ecologia e che dovrebbe avere le più importanti implicazioni oltre che ecologiche anche sociali politiche filosofiche concettuali terminologiche – ed un mondo non solo l’ottocentesco ma anche l’odierno che continua a campare come se essa non ci fosse stata.</p>
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		<title>Il lago</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Dec 2012 00:36:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Franci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img width="300" height="209" src="https://www.tommasofranci.it/wp-content/uploads/2012/12/Il-lago-300x209.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="Il-lago" /></p>Alessandro Raffaele Torlonia (Roma, 1800 – 1886) fu Duca di Cesi, Marchese di Romavecchia, Principe di Civitella Cesi e banchiere. Tra il 1853 e il 1875 prosciugò (ad Avezzano in Provincia dell’Aquila) il Fucino il terzo lago d’Italia per estensione (14.775 ettari). Per tale prosciugamento fu elevato a titolo nobiliare di Principe dal Re d’Italia [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="209" src="https://www.tommasofranci.it/wp-content/uploads/2012/12/Il-lago-300x209.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="Il-lago" /></p><p>Alessandro Raffaele Torlonia (Roma, 1800 – 1886) fu Duca di Cesi, Marchese di Romavecchia, Principe di Civitella Cesi e banchiere. Tra il 1853 e il 1875 prosciugò (ad Avezzano in Provincia dell’Aquila) il Fucino il terzo lago d’Italia per estensione (14.775 ettari). Per tale prosciugamento fu elevato a titolo nobiliare di Principe dal Re d’Italia e reso proprietario delle terre per 99 anni. Non gli restò che far arrivare dalle Marche e dalla Puglia mezzadri ed agricoltori per completare la sua speculazione. Ad Avezzano dal 1899 un busto del Principe troneggia in Piazza Torlonia rivolto alla piana del Fucino. Nel 1956 dopo il suo completamento il Liceo Classico di Avezzano fu intitolato al Principe Torlonia.</p>
<p>Scopo del testo è di raccontare questa storia anzitutto tramite uno stile ecologico in cui cioè si facciano collassare il soggetto nell’oggetto l’astratto nel concreto l’organico nell’inorganico e viceversa. Raccontare questa storia pensando sì a degli emuli del Torlonia come Berlusconi e all’Italia di Berlusconi ma anche agli imprenditori Indiani e Cinesi perché non facciano come i loro predecessori occidentali.</p>
<p>Il racconto sarà più che altro concettuale e grammaticale. Una narrativa senza narrazione. Senza personaggi azioni sentimenti descrizioni. Ma con concetti e personaggi azioni sentimenti descrizioni con valenza concettuale (di concetti che in quanto ecologici toglieranno al concetto ogni astrattezza che non lo riconduca al concreto materico). Ecco con l’ecologia il superamento del postmoderno o anche dell’avanguardia anni sessanta.</p>
<p>Segue un primo abbozzo della parte iniziale e della fine:</p>
<p>155 Km<sup>2 </sup>di distesa a specchio d’acqua vivrebbe il Principe guardasse. O vive lo stesso e comunque anche a capo basso distolto e spalle. Ho sul tavolo Il principe di Machiavelli. Il piccolo principe di Saint-Exupery. E Moby Dick. – E Cent’anni di solitudine. Infine Husserl (Der Krisis). Infine Bateson. Mind and Nature.</p>
<p>La distesa la condizione per essere se stessa per essere distesa non la considera. E così lo specchio. E così l’acqua. Per essere se stessi e rimanerci i 155 Km<sup>2</sup> non debbono considerarsi. Il Principe li considera d’improvviso. Un giorno. Li considera non guardandoli ma come sua proprietà sua discrezione o erbaccia. Un giorno.</p>
<p>Il Principe considera erbaccia l’erbaccia.</p>
<p>O sennò d’improvviso un giorno cifre da spostare. Da spostare nella colonna dei possibili guadagni. Investimenti! Li considera su di un foglio i 155. E i Km<sup>2</sup>. Li considera tramite il commercialista. Non sa neanche di cosa si tratta. Non l’ha visto. Il commercialista gl’ha promesso fatto capire ed è bastato. Buoni affari. Dal lago. E la popolazione sarà contenta il commercialista ha aggiunto andandosene.</p>
<p>&#8211;          Ci si può fare una distesa enorme di grano. Ah! Dal lago al grano!</p>
<p>Il Principe i suoi sopralluoghi dei lavoratori ci vede di già laggiù al posto del lago. Con la schiena piegata. Lui che comanda. Loro che lo ringraziano. Grazie! grazie per il lavoro! E a casa, casa sua di qui, provvisoria (villa, sopralluoghi) da dove non si vede il lago e dove le donne non sanno aumentano a casa sua lo vede questo lo sa lo conta il Principe aumenteranno a casa i sacchi di farina.</p>
<p>&#8211;          Papà non è cattivo!</p>
<p>Direbbero le figlie – ma sanno le figlie? ha delle figlie? I pescatori e i pesci e le alghe e l’uomo libero diciamo così che avrebbe semplicemente voluto vivere il lago non hanno invece detto. Non dicono niente. Non si sentono se basta andare alla dimora di qui del Principe là dietro la collina per non vedere non sapere. Anche il lago non si sentirà. Non si farà sentire. Non sentirà sé.</p>
<p>Non è stanco evidentemente il Principe dell’ennesimo ennesimo 155. Di far pezzi e prezzi. Torna a casa la luce calda la cena già dapprima pronta. I pesci saranno muti per sempre? Uscissero da tutti i laghi? Boccheggiassero tutti i pesci delle terre? Io non ho parole per dare parola a tutti questi pesci. E ai futuri e trapassati. Né i libri sul tavolo. Né voi poi comunque orecchie. I pesci sono troppi o anche solo uno è troppo per questo. E se è ovvio il difficile da capire è che è ovvio.</p>
<p>Intanto il Principe ha ebbe la libertà o forza di. Nessuna libertà invece nessuna forza contraria. Sennò non sarebbe stato possibile e tanto facile …</p>
<p>&#8211;          Oberatissimo.</p>
<p>Rispose una volta il Principe ad un minimo d’uomo libero in gita al lago che l’invitava per un bicchiere di vino. Un invito sbadato. Avrebbe chiesto sì Perché prosciugarlo il lago? il minimo uomo. Ma poi tornando presto in città se ne sarebbe dimenticato e anche la domanda a vent’anni – e vive di rendita – l’avrebbe formulata col riso sulle labbra giocoso, il cappello in alto sopra la fronte, non tragico.</p>
<p>&#8211;           Oberatissimo.</p>
<p>Ha però risposto il Principe. E così neanche ’sto puerile dubbio o provocazione piccola piccolo inciampo …</p>
<p>Le erbe gli alberi il verde a macchie, fra il cielo, riempiono, anche non volendo, gli occhi del Principe che non lo fa (non è che …) per motivi economici … non è che n’abbia gran bisogno … e poi non avrebbe nemmeno il tempo di spenderseli tutti quei soldi … mangiarsela tutta quella farina, toccarla … Ma per riempirlo piuttosto il tempo da vivere che gli resta e riempirlo secondo la massima vigente che vuole edificare che vuole cemento mattone grano dappertutto fuori dalle orecchie esca e comunque intervenire spoliare il verde spoliare (spoliare da spoliazione). Come quando facevano le crociate perché bisognava che … E allora anche i vecchi e stanchi e senza meta partivano … Le erbe gli alberi il verde a macchie, fra il cielo, riempiono, anche non volendo, gli occhi dei crociati che poi solcarono anche il mare e allora macchie di mare … Se fossi Verga descriverei qui la massa dei pezzenti che il Principe ignora come ignora il lago (e anche il lago, non importa se morto, a sua volta, inevitabilmente, ignora e qui sta la sua rivincita e allora la rivincita è inevitabile o è inevitabile che nessuno alfine vinca …) … ma le erbe gl’alberi il verde a macchie fanno lo stesso … bisogna dimostrare che il Principe è fatto suo malgrado di queste cose qui, pur ignorandolo, e può ignorarlo perché tanto è inevitabile …</p>
<p>&#8211;          Oberatissimo.</p>
<p>Neanche questo risponderebbe al pezzente (contadino pescatore) l’invitasse all’osteria … Dal suo cavallo le parole la voce dei contadini pescatori non arriva … Anche se, come il lago non importa se morto o mai vivo, anche se c’è lo stesso c’è e bisogna dimostrare (ma si dimostra da sé) che il Principe lo sappia o non lo sappia è fatto pure di ’sta voce, strozzata si dice, silenziosa e così il suo cavallo alto.</p>
<p>&#8211;          Oberatissimo.</p>
<p>Il contadini pescatore poi ammesso e non concesso non avrebbe capito – mentre pure il contadino inevitabilmente l’albero l’erba il verde a chiazza … Non conosce i significato di ’st’espressione. E il Principe trovandosi a esprimerla il significato lo conosce conoscerebbe? Oh solo molto molto occasionale e punto (niente) critico … Sarebbe più che un significato un uso un gesto – un gesto di diniego come parola e un gesto (parola) di diniego in accordo passivo coi gesti (parole) di diniego dell’epoca.</p>
<p>Epoca – il Principe non conosce vive altro e di questa non conosce vive perlomeno ammesso ne facciano parte né il lago né i contadini pescatori ma solo conosce l’uso o prassi di certi ambienti gli ambienti suoi principeschi e basta il mondo è qui e il resto (per modo di dire <em>è</em> qualcosa) e il resto a servizio. Poi allora si capisce come il Principe possa facile quotidianamente sorridere. Sorride e fa sì col capo tanto poi ha il potere irresponsabilità di fare quello che gli pare e quello che gli pare o appare è molto ristretto non deve arrovellarsi quello che gli pare appare è banalmente principesco fare il Principe – essere è fare – e basta.</p>
<p>Allora la materia non esplode e può anche confessarsi.</p>
<p>&#8211;          Lo Spirito! Lo spirito!</p>
<p>È tutt’uno col principesco lo Spirito e con la materia che non esplode (si vede) solo perché non si sente (non ci si interroga sulla sua esistenza e come ecc.). Lo Spirito invece va bene coi numeri le entrate le uscite il bilancio il patrimonio (matrimonio patrimonio) e il commercialista suo del Principe è tutt’uno col Papa, non si sa bene se più suo del Principe o il Principe più suo del Papa ma anche col commercialista ragioniere vale lo stesso perché ’sto ruolo rappresenta un sistema e il Principe beato solidale a cavallo c’è nel mezzo.</p>
<p>C’è nel mezzo anche il fango pantano dello stivale destro uno schizzo di fango sotto al tacco dello stivale si vede col Principe alto a cavallo in perlustrazione – dei numeri Km<sup>2 </sup>braccia di braccianti ecc. non del lago o verde.</p>
<p>C’è nel mezzo anche il fango anche solo uno schizzo di questo c’è nel mezzo fisicamente al sistema e più ancora che al sistema (giacché anche questo deve esser da qualche parte) è nel mezzo il fango quel fango schizzo ecc. è nel mezzo all’universo ma il Principe non se ne cura poi pur continuando a non curarsene – del fango o del verde – morirà però … e allora tutto si spiega.</p>
<p>Ma il Principe non è uomo da spiegazioni, darle, riceverle (e spiegare è vedere); il Principe lui funge è funzione. Ed è funzionale a lui alla sua (ma è la funzione che è sua o è lui che è della funzione?) alla sua funzione è funzionale che il lago venga giù sparisca  e soprattutto quei chilometri e chilometri quadrati passino alla voce senza lingua dell’entrate nel patrimoniale nella cassa ecc. Ma non tanto per un, banale, anche allora, e sempre, affare di soldi. Bensì per un percorrere proseguire ampliare ’na strada (dicesi anche ideologia o moda o modo …).</p>
<p>La strada nel caso è quella di prosciugare di decidere in pochi o uno dello spazio (terra, aria) di molti e tutti e deciderlo pei secoli de’ secoli e farlo (decidere) secondo la logica del prosciugamento o cemento – cementificazione edificazione rastrello – come se la chiazza del cemento fosse per l’occhio e testa e esperienza meno inevitabile di quella del verde bosco albero … Principe! Svegliati!</p>
<p>&#8211;          Oberatissimo.</p>
<p>E poi lo vedi cappello in mano uscire senza salutarti dalla chiesa dopo la messa delle sei (PM) ed è già tutto buio e sono verde sostanzialmente anche i mattoni o quel che è campane comprese della chiesa. Sono verdi nel senso di materia la stessa una e sfarfalla inevitabilmente in varie forme ma è la stessa è materia sfarfalla davanti dentr’agl’occhi anche spenti e certo anche morti. Uccidimi Principe! Fa lo stesso!</p>
<p>&#8211;           Oberatissimo.</p>
<p>Non fosse per il verde quando vedo il Principe ridere o lo sento Oberatissimo! una cattiveria irreparabile si sarebbe aggiunta alle fitte riverse nel cosmo. Ma inevitabilmente anche le cattiverie se sono devono esser verde e cioè porsi a questo livello pena non essere … Da qui il possibile dell’ingiusto ma anche il suo vacuo …</p>
<p>Senza razza senza specie senza genere l’animale gl’animali mentre i sopralluoghi del Principe anche a loro gli pulsa il sangue nelle membra e dalle membra tu-tum tu-tum il battito ad auscultare il suolo un poco tu-tum tu-tum si sente e comunque c’è anche se il Principe cavallo e registro (papa e commercialista) il Principe non lo sente. Rari sopralluoghi e per portare anche la famiglia i villeggiatura/avventura oh-oh etc. Oppure per personalmente imperiosamente sigillare <em>una tantum e per sempre </em>quanto già tutto deciso finito garantito nella Capitale. Lì risiede il Principe. E da lì si prosciuga il lago. Si fa del lago questo lago quello che si vuole. Senza accorgersi (dirsi) che è universo e che quindi non si può … Senza accorgersi via Principe la Capitale che se è siccome è è universo e allora è lago e se prosciuga il lago prosciuga sé mentre all’universo come risultante niente. Uno zoccolo del cavallo del Principe calpesta mille si dice fili d’erba – li sta calpestando ora, è un sopralluogo. Quattro – quattromila. E va al galoppo. Mille zoccoli che calpestano di mille secondi in mille secondi. E si sta parlando solo di lui. Poi ha tutto il seguito con altri zoccoli altri ferri altri mille.</p>
<p>&#8211;             Oberatissimo!</p>
<p>L’avesse detto per questi fili d’erba calpestati avrebbe mostrato una qualche sensibilità o consapevolezza per lo stare al mondo cioè universo. Ma nulla. Lo ha detto perché interlocutore non gl’era il papa o il commercialista ragioniere. Perché non era dalla Capitale. E il Principe risponde solo alla Capitale con cui sta in rapporto già visto nei secoli di servitù a vicenda. <em>Cui prodest?</em></p>
<p><em>Cui prodest? Cui prodest? </em>non se lo chiedono né il Principe né la Capitale né il lago ognuno per il <em>cui</em> e per il <em>prodest</em> chiuso in se stesso … se <em>cuia</em> e se <em>prodesta</em> ciò che <em>cuia</em> e ciò che <em>prodesta</em> <em>cuierà</em> e <em>prodesterà</em> all’interno del Principe all’interno del(la) Capitale all’interno del lago al di fuori niente né <em>cui</em> né <em>prodest</em>. L’interno poi come dimostra l’ignoranza del Principe (e anche del lago però, che non si difende) è un fittizio. Interno esterno sono fittizi al posto del tutt’uno. Alberi vento macchia (macchia di ink. macchia di luce; macula; riverbero – e riverbero è sia s. sostantivo che 1<sup>a </sup>pers. sing. del verbo Verbo).</p>
<p>&#8211;          Oberatissimo!</p>
<p>Anche il lago in un certo senso lo è. Nel senso – pure Prossimo a quello del Principe ma senza cattiveria/interesse – nel senso dell’indifferenza dell’. (Ci si interessa di una cosa se si è indifferenti del resto). È tutto preso ma tutto tutto, notoriamente (notorious), dall’indifferenza il lago. E per quante fanciulle ci si perdano per quante folaghe (?) non può fare altro non può realizzare altro che indifferenza. Indifferenza! Lo cancellano e lui indifferente! Anche il Principe lo è – foglie ecc. – ma in più si dice è cattivo/interessato è. Potrebbe fare altro. Non cancellare il lago per es. Non servire la/il Capitale per es. Anche il papa potrebbe non fare il papa. E il commercialista il ragioniere. Mentre i cuori di tutti questi tu-tum tu-tum non potrebbero non pulsare (vena). È il pari dell’indifferenza (silenzio) del lago. Non è colpa sua l’indifferenza! – del lago. Colpa responsabilità il cancellarlo da parte del Principe (o chi per lui se ci fosse stato) invece sì invece.</p>
<p>&#8211;          Vogliamo i colpevoli!</p>
<p>&#8211;          Oberatissimo!</p>
<p>Oberatissimo questa volta a non farsi considerare dalla storia i posteri come colpevole. E non può molto in questo perché appunto sono posteri. Sono poi. E le notizie fuggono si propagano distendono a valanga catodicamente catodicamente. E nessuno processo la può nessuno processo (forse) contro un tubo. Un tubo. Quello che si può prima dell’entropia (notizia è entropia) incanalarci nel tubo incanalarci questo anziché quello. Nel caso del Principe c’incanaleranno avrà fortuna il Principe la sala stampa c’incalanerà il meglio ovvero il falso. Ma il grave non è il Principe allora qui. Il grave non è il colpevole. È chi lo osanna invece di condannarlo. È la giustizia ingiusta. È il credere vero il falso.</p>
<p>&#8211;          E chi sei tu per stabilire che cos’è vero e che cos’è falso che cos’è – è millenni – che cos’è bene e che cos’è male?</p>
<p>E allora al Principe gli s’innalzano statue. Statue e scuole. Come a tanti falsi. E il grave non è questo. Il grave non è il falso. Il grave è che ci s’accontenti che ci basti (gaudio). La/il Capitale ha vinto e il Principe suo soldato. Lo condannasse la/il Capitale condannerebbe sé. Invece statua e scuola. Un esempio per il posteri! hanno dato questi posteri del(la) Capitale.</p>
<p>Basto che il primo facendosi sentire dicesse il Principe ha fatto bene! e la fama l’internet del Principe fu è garantito.</p>
<p>Meglio non avere nessuna idea – i contadini lì non avevano nessuna idea – che seguire quell’idea che è la fama l’internet del Principe. Io ad es. non ho le idee chiare ma è meglio così che segua … Sono più vicino alla indifferenza del lago che alla cattiveria/interesse del Principe. Sguazza indipendentemente da tutti questi discorsi eppure inevitabilmente tutt’uno con essi la folaga (?) nel lago non ancora prosciugato (prosciutto, sale) e un’ultima fanciulla il lago indifferente l’affoga ci scompare il Principe all’altra sponda sopralluogo.</p>
<p>I contadini muti non si fanno vedere. Come gl’animale e il cacciatore. Se li chiamano a lavoro rispondono vengono appaiono. Come gl’animali domestici. Eppure è sempre più stupido il padrone del servo perché concepisce una cosa stupida come quella di servo e non può darsi naturalmente un dislivello simile contribuisce a render noto il lago con la sua indifferenza. E il padrone il Principe stesso con la sua impunità. Ché se contasse qualcosa il Principe non esisterebbe nemmeno. Non esistono palloni se non gonfiati. E i gavettoni di piscio non sono solo un ricordo militare …</p>
<p>&#8211;          Oberatissimo!</p>
<p>Ecco in che cos’era Oberatissimo! il Principe. A divenire un gavettone di piscio … sperando, si fosse posto il problema, nel sempiterno militare …</p>
<p>155 km<sup>2 </sup>di … (non importa cosa) scambiati per un gavettone di piscio (proveniente però dal(la) Capitale … sennò non sarebbe piscio) … è questo il problema la morale …</p>
<p>&#8211;          E chi sei tu …?</p>
<p>Il filo d’erba non può essere un gavettone né tantomeno di piscio perché è troppo vicino all’universo e la/il Capitale non lo elegge in Parlamento (Vaticano). (Vaticano Vaticinio Va …).</p>
<p>Per questo il filo d’erba non può essere mafioso.</p>
<p>La mafia nasce con la distanza dal filo d’erba.</p>
<p>Con la supposizione.</p>
<p>Con la mancanza d’universo e la prospettiva ristretta (storica) d’un papa d’un commercialista.</p>
<p>Il primo papa e papà il primo imperatore il primo re è il primo mafioso. Ogni presidente e papà (padrino) è mafia. Nessuna alga lo è. (Alga è madre). Nessun lago. L’alga (le madri) non suppone. Il lago è indifferente. L’indifferenza – quella del lago e dell’alga che non suppongono e non hanno interesse – l’indifferenza è se senza interesse (la propria pellaccia!) l’indifferenza è senza mafia. Senza omertà. Il lago fu indifferente al suo prosciugamento – e i pescatori indifferenti perché indecifrabile per loro il codice del(la) Capitale. Il Principe non lo sarebbe stato indifferente a un colpo di fucile – il pescatore avesse avuto il fucile gliel’avesse sparato accoppandolo in zucca in fronte terrorista brigatista l’avrebbero chiamato condannato pena di morte. Ma poi anche se non indifferente il Principe sarebbe morto e l’indifferenza con il possibile della sua morte avrebbe vinto. Aveva ragione il lago – Se è possibile è indifferente. Quello del Principe è stato possibile ma non necessario sarebbe bastato forse poco Capitale e papa a parte per il contrario. Sarebbe bastato forse poco – e comunque sarebbe stato possibile anche se indifferente – per la scuola e la statua dedicarle al lago. E il lago non – prosciugarlo cancellarlo.</p>
<p>Il Principe s’è mangiato 155 km<sup>2</sup>. Come ha fatto digerirli gustarli? Non deve averli manco considerati. Ma così tanto per fare. Perché va di moda. Perché papa perché capitale. Allo stesso modo la cucina del suo palazzo non la conosce ecc. Hanno le cose ma non l’apprezzano perché non le considerano cose, fisiche ma numeri e non matematici ma ragioneria commercio ecc.</p>
<p>La/il Capitale ha ripagato con la statua e la scuola il Principe pel suo servizio. E a scuola s’insegnerà il divenire principe papa ragioniere. E nessuno dice niente. I pescatori animali domestici (soma) o – borghesia! – principi papa ragionieri anche loro e sempre di più fino a quando (pessimismo) si potrà prosciugare ancora qualche cosa. Ma l’azione, saggio (come quello scritto finora) a parte, s’è svolta in questi termini:</p>
<p>il Principe, che non pensa, ed è grave, e non scherzo (grave come sostantivo), se mangiare, non c’ha mai pensato, oggi a pranzo, 5 paste o un’insalata (con tutte l’implicazioni estetiche e alimentari il gesto il gusto ecc. del caso) e non si porta all’occhio per vederla in dettaglio, pur avendone molte e potendone avere anche di più (o proprio perché ne ha molte e ne può avere anche di più) la pasta brioscia e l’insalata, il Principe è nato il x+= a +x=</p>
<p>…</p>
<p>Il Principe nacque ma non era uomo da infanzia. Si laureò in giurisprudenza per conoscere il diritto. Perché così si fa. Diritti. Si laureò con il massimo dei voti perché non aveva dubbi sul massimo propostogli e ci si prestò col sorriso. Tutti gli dissero bravo e lui non si distinse dai tutti dagl’altri. Sembrava un senatore romano. Appena laureatosi con il diritto in tasca qualche distinzione ma sempre nella direzione dello stesso massimo qualche distinzione rispetto agl’altri a chi non pur volendo non ce la fa a laurearsi col massimo. Qualche distinzione ma sempre per lo stesso verso per gloriarlo gloriandosi. E senza dubbi. Bravo! Che bravo esecutore del diritto! – gli dicono. E lui ride. Sorride. Intasca. Non cresce di statura ma gli si gonfiano le tasche. Gonfia e gonfia. Ridi e ridi. Giovane è già senza tempo. È in braccio completo al diritto e al massimo. Come tanto prima di lui come i senatori romani. Fossimo stati a Roma antica avrebbe fatto quella carriera lì. E col sorriso. Irresponsabile irresponsabile. Buono solo al massimo. A quel massimo lì. A quel diritto lì. E buono a questo perché incapace di dubbio. Come tanti. Come i senatori romani. Eppure ancora funziona! Sembra incredibile eppure ancora funziona. Lo hanno detto in tanti eppure … Lo hanno dato per morto finito tanti criticato tanti eppure … Ci sono queste e vaste e funzionanti rimanenze … Nonostante sia dichiarata finita morta una cosa e in gran copie rimane … Sembra incredibile … Poi il Principe si sposò (non al massimo del suo diritto il massimo raggiungendolo anni dopo col prosciugamento del lago … ed è giusto che sia così … sennò non ci sarebbe niente da vivere … e i giovani debbono farsi su …) … La moglie anche lei d’accordo col diritto. Per il fatto stesso d’esser moglie doveva esserlo. E così i figli. Per il fatto stesso d’esser figli. E d’accordo per giunta (fortunato il Principe) con quel diritto specifico lì. E i figli dei figli. Lo saranno. Lo saranno … Il Principe nella sua ascesa impresa dopo impresa non sa di lago che cosa sia un lago usa solo la parola convenzionalmente ma non ci si dedica a pensarci sopra un minuto. E anche dopo quando sarà la volta del lago no ci penserà sopra un minuto. Non avrà nemmeno occhi adatti per vederlo sentirlo. Ma il mezzo il lago solo il mezzo altrimenti insignificante della realizzazione dell’ascesa del diritto del massimo. Il lago che non sa niente di ascesa di diritto e di massimo. E proprio per questo. Lo sapesse forse reagirebbe. O forse il Principe non avrebbe potuto. Lo avrebbero messo in prigione. Avrebbe negato il diritto e il massimo negando ad altri il diritto e il massimo negando la base del diritto e del massimo e cioè che più siamo e meglio è. Laddove però i marsicani ad esempio se il lago intorno ci stanno dei marsicani i marsicani dal diritto sono considerati come il lago. Che non sanno e né ascesa per i marsicani né diritto né massimo. Per i marsicani o chi per loro. Pur di raggiungere l’obiettivo lago. Anche i figli se necessario ci rientrano nel non sapere nel non essere. Ci rientrano o ci rientreranno. Una volta che il lago non c’è più i figli cresciuti adulti non potranno nulla. Adattarsi solo (se vivibile) alla condizione ereditata. E il Principe il padre che sa solo del lago non ci pensa. Né al figlio né al lago se non come diritto massimo ecc. Stesso discorso pei senatori romani d’altronde forse. Il Principe le imprese prima del lago anche se non vanno bene gli sono fatte andar bene lo stesso. Troppa la sua dedizione per il diritto e per il massimo perché il diritto e il massimo non contraccambino e lo proteggano identici infine con lui loro espressione ultima. Incredibile che le cose siano così dai tempi dei senatori romani e che nessuno … Eppure è perché alle cose del credibile o del non credibile non importa. Il Principe allora sorride. I marsicani allora stanno zitti vedendo il Principe sorridere … non essendo cose credono … credono che il Principe sorridendo non li uccida. E allora stanno zitti. E in effetti il Principe non li uccide con la spada. Però toglie ulivi e vigneti. Perché col lago senza il clima che il lago faceva non ci sono più non possono ulivi e vigneti e per la gente che se ne accorge dopo erano importanti. O comunque non li è stato chiesto nulla. Avrebbero potuto preferire lago ulivi e vigneti agl’appezzamenti poi fatti dal Principe. Avrebbero potuto preferire non guadagnare loro piuttosto che far guadagnare il Principe. Sarebbe potuto esser meglio. Ma dai tempi dei senatori romani il diritto e il massimo prevalgono e allora … E allora comunque sia un marsicano è a tu per tu con una pianta verde e questo stato toglie ogni separazione tra pianta e marsicano che quindi resta fermo impotente anche gli viene strappata la pianta davanti agl’occhi e intorno non ce ne sono più. Resta fermo come la pianta … Ma perché il Principe non ha strappato non strapperà allora anche il marsicano? Perché il Principe che non ci si fissa si vive altro dalla pianta e il contadino lo lascia come una sorta di intermedio tra lui e la ormai ex pianta … Il Principe è il diritto il massimo …</p>
<p>…            …</p>
<p>Ho sul tavolo Il principe di Machiavelli. Il piccolo principe di Saint-Exupery. E Moby Dick. – E Cent’anni di solitudine. Infine Husserl (Der Krisis). Infine Bateson Mind and Nature. Che non leggo. Non foss’altro perché sono sul tavolo. E l’essere sul tavolo m’è sempre rimasto antipatico più di tutto. A parte Il principe di Machiavelli. Il piccolo principe di Saint-Exupery. E Moby Dick … Che mi restano antipatici di più dell’esser sul tavolo.</p>
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		<title>Stile Weltanschauung. Joyce Woolf Faulkner Céline Beckett Robbe-Grillet io</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Dec 2012 00:33:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Franci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Progetti]]></category>
		<category><![CDATA[Saggistica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img width="231" height="300" src="https://www.tommasofranci.it/wp-content/uploads/2012/12/stile-weltanschuaung-231x300.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="stile-weltanschuaung" /></p>Abstract Due le epigrafi: Ogni stile è Weltanschauung Piuttosto abbozzato che non finito (Aretino insoddisfatto del ritratto di Tiziano) È l’applicazione allo stile letterario – prima di giungere a trattare di pittura: degli impressionisti ecc. di cui fornirò con ciò una nuova concettualizzazione … se non li inserirò in una nuova storia dell’arte … – [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="231" height="300" src="https://www.tommasofranci.it/wp-content/uploads/2012/12/stile-weltanschuaung-231x300.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="stile-weltanschuaung" /></p><p><strong>Abstract </strong></p>
<p>Due le epigrafi:</p>
<p><em>Ogni stile è Weltanschauung </em></p>
<p><em>Piuttosto abbozzato che non finito </em>(Aretino insoddisfatto del ritratto di Tiziano)</p>
<p>È l’applicazione allo stile letterario – prima di giungere a trattare di pittura: degli impressionisti ecc. di cui fornirò con ciò una nuova concettualizzazione … se non li inserirò in una nuova storia dell’arte … – della mia categoria di “postnichilismo ecofenomenologico”; categoria che del resto ho a tal fine già proposto in “Federigo il Grande. Nuove categorie per la poetica di Tozzi”. Nell’ultimo capitolo fornirò anche una giustificazione storico-concettuale del mio personale lavoro.</p>
<p>Sul tema all’inizio di <em>20 gg. di ca. 3 h.</em> (2009) ho scritto:</p>
<p>Scendo dal tabaccaio per prendere il block … Lungo la strada penso fisso al tempo perso … Tempo perso … con ’sta decisione dei 20 gg. … ’st’esperimento su di sé … ’st’autoesperimento … Il tabaccaio 1 km forse 2. M’ero ripromesso scrivendo di non usarla più la parolaccia “io”! “Io” e quel che ne segue e quel che l’anticipa &#8230; Essendo reputandola ennesimo! sì! non importa! parola concetto stupido vecchio. Ei fu problema filosofico. Già. E come tutti i problemacci filosofici non trova soluzione che pratica. Ahchoo! Cioè non filosofica. È praticamente quotidianamente il caso d’usare la parola concetto categoria ecc. di “io”? Da una parte questo. Ecco. Dall’altra ’na scrittura <em>en plein air </em>m’ero ripromesso. Avrei dovuto iniziare con qualcosa tipo C’è il sole arroventa ecc. e scrivere con meno nomi possibile scrivere tutto del tragitto da dov’abito dov’abita chi per deficit si chiama ancora “io” al tabaccaio al. Scrittura <em>en plein air</em> per la stanchezza de’ romanzi ecc. E anche delle filosofie ecc. <em>Ma soprattutto della stanchezza stessa stanchezza!</em> Scrittura come viene viene perché l’opposto della scrittura Scrittura quella tecnica la poesia &#8230; Scrittura come viene viene non nel senso stream of consciousness et similia essendo un secolo di stream of consciousness et similia che poi non è come viene viene ricadendo nel romanzo ricadendo ecc. Scrittura <em>en plein air</em> per rifare ancora?! punto e a capo e rimettere ancora?! tutto il possibile in discussione. Ah! … Essere umano – se così si può dire ma fa parte della discussione … – e foglio bianco, se così si può … e penna e paesaggio e basta e.</p>
<p>Metter tutto il possibile in discussione … e si dovrebbe risponder per primo e subito si dovrebbe alla domanda – soddisfarla! – sulla categoria grammaticale ecc. di “io” … Domanda filosofica? Risposta non filosofica? Filosofico è domandare? Vivere è rispondere? Ma anche senza rispondere e insoddisfatto e … anche senza lascio i libri gli studi (G. Leopardi, nel senso che la parola “studi” è g.leopardiana …) lascio i tentativi e lo spaziotempo a ’sto modo qui e esco e. (Modo: basterebbe esaurire la questione del modo e …)</p>
<p>È il periodo è estate è il periodo oggi meglio o unico vacanze ecc. per gli studi … per una non importa se remota possibilità di cavarci qualchecosacazzo … Ma esco. Diciamo che esco. Per vedere se posso far altro dal dire. (E dopo aver visto?) Uscendo metto in discussione ci provo! ad abbandonarlo scarnificarlo ecc. quanto trovo o è più e più vicino più e più qui e addosso e me … gli studi, appunto … il cavarci … ’sto spaziotempo preciso qui esistesse-precisione esistesse-qui … È estate gl’occhiali non da sole ma da vista che col riflesso lucidi! l’aumentano il sole e il caldo … (T’affatica vivere sottoforma del leggermi? Pensa il tu che sono io sotto quella dello scrivere! …) Esco senza cappelli e né boccette d’acqua walkman cellulari chewing-gum … Per non dire d’amici libri giornali … Il più possibile esco stile punto e a capo stile punto e a capo! e tutto in discussione e. Ingenuo? superficialissimo? zero? Magari! Anche se poi ammesso e non concesso raggiunto l’ingenuo il superficialissimo lo zero … che fa? Boh. Boh? Se la mia filosofia è vecchia la vostra è morta! cioè volevo dire merda! Risolleviamoci così va’ …</p>
<p>Dai libri, penso camminando, e lo scriverò, dai libri ch’ho lasciato a casa m’è venuta fuori ’sta storia mi sono fatto ’st’idea, storia o idea è lo stesso, sull’<em>en plein air</em>. L’idea è che a metà secolo scorso Robbe-Grillet dopo Joyce Woolf Faulkner e con Beckett e qualch’altro tentò di mettere al centro del discorso non i se stessi o i lui o le lei ma le cose <em>les choses</em> interrogandosi anzitutto sul senso significato utilità ecc. di distinguere tra un se stesso un lui una lei e delle cose. Mise insomma in discussione anzitutto ’ste categorie. Poi però gli scrittori è mezzo secolo che bivaccano più o meno dandolo per scontato il fattore Robbe-Grillet o più o meno ignorandolo ma comunque non relazionandocisi sinceramente di petto al suo tentativo … il mio metter tutto in discussione ecc. la presente scrittura <em>en plein air </em>vuol esser un atto di sincerità (per te sarebbe stato d’amore …) un atto capace o consapevole almeno di stringercisi in ’sta direzione del perno Robbe-Grillet …!</p>
<p>Abbiamo certo un mondo che ci ha. Dobbiamo possiamo, entro certi limiti e tutto sta nello stabilirli, decidere cosa farci. In questo consiste l’essere.</p>
<p>Potrei credo decider di far chiarezza su quant’appena detto circa Robbe-Grillet ecc. Alain Robbe-Grillet was a French writer and filmmaker. He was, along with Nathalie Sarraute, Michel Butor and Claude Simon, one of the figures most associated with the <em>Nouveau Roman</em> (new novel) trend. Methodical, geometric, and often repetitive descriptions of objects replace (though often reveal) the psychology and interiority of the character ma ne verrebbe fuori un saggio dovrei basarmi su dei libri tanti e non qui no all’aria aperta nudo crudo puro per quello che il decoro sociale o come si chiamava nei secoli addietro acconsente … Non potrei coi libri – tutto sta nel vedere se lo posso solo <em>dopo</em>  – metter tutto in discussione … mettermi in discussione non potrei.</p>
<p>Ricordo, penso camminando – i ricordi si pensano toh – e lo scrivo, ricordo Papini <em>Un uomo finito</em>, libraccio anche se un po’ buono nell’idea, ch’a inizio secolo XX a casa propria in stanza sua le riporta, è solo un esempio fra i tanti diamine!, l’impressioni di passeggiate campagne estati (estate è es-tasi, etimologicamente) … e personalità tribolata. Ma non è <em>en plein air </em>… Scrive in casa propria scrive dopo … come a voler significare di non mettersi davvero nudo crudo puro tutto il più possibile in discussione, di non abbandonarlo il pre-con-ce-tto (e qui inserisci intero uno spartito musicale, concetto rimanda a concerto), di non “finirsi” per davvero.</p>
<p>Starci al giorno d’oggi – cfr. “incubo ad aria condizionata” – fuori per 20 gg. nel pieno di quelle che dovrebbero essere le forze e di quello che dovrebbe essere il tempo il momento per<em> altro, </em>studiare lavorare ecc., beh questo significa davvero per quello che può significare il significato significa davvero “finirsi” significa. “Finirsi” che diverrebbe un vantarsi se ’sto scritto avesse successo ecc. Ma se avesse successo sarebbe un incominciare e se <em>altro</em> non importa anzi (nemmeno approvo la parola “altro” né il corsivo che pure ho messo così come il mondo pur non approvandomi mi ha messo e mi mantiene), sarebbe un incominciare e quindi non un “finito” che è per sempre è che è un non mai incominciato un.</p>
<p>Ricercavo un attacco inizio tipo <em>Conversazione in Sicilia</em>, che è la parte meglio del libro con quell’“io” <em>en plein air</em> che rimanda all’attacco del <em>Malte</em> e a tanti altri attacchi anche se la questione non è certo solo d’attacco ma di mantenerle rispettarle le premesse…tipo <em>Conversazione in Sicilia</em> un attacco ma filosoficamente meno sprovveduto, non troppo davvero <em>dejà-vu</em>. E i referenti culturali i riferimenti bibliografici li fornisco tutti così come non distinguo tra presente passato io non-io perché – lezione di Hume Joyce ecc. – il mondo è 1 e tutte ’ste cose se sono <em>cose</em> fanno parte del mondo e ne fanno parte tutte <em>così</em>, <em>en plein air</em>. La semplice parola “cosa” non ha altro statuto non ha – riduzionismo – delle due parole altrimenti considerate complesse con cui intero il mio <em>en plein air </em>o poetica presente può forse esser reso o da cui può trovar sviluppo: fenomenologia ed ecologia. In quanto segue come in quanto precede si tratta insomma, ancora un insomma, ed è uguale ad <em>insomnia</em>, non di spiegarle fenomenologia ed ecologia ma di dispiegarle col metterle in pratica in azione. Da qui anche forse la risposta pratica o dimostrativa? alla domanda filosofica sulla liceità della categoria di “io” et simili.</p>
<p>Prima mi tremavano quasi le gambe, scrivo, quando sono uscito di casa otto e mezzo del mattino cielo cielo e aria aria almeno per uno sguardo almeno per un mozzo respiro fino alla strada dove poi l’estate  = inverno = gas di scarico s’identifica coi miraggi dell’asfalto il noto troppo effetto bagnato. Mi tremavano quasi le gambe, scrivo, non per la paura né per … ma per la libertà perché quando ci si dà da sé la libertà è la cosa più … Per la libertà mi tremavano quasi le gambe o per il lusso, scriteriato? senza merito?, che mi sto state dando … Già non lavoro al pari di tanti disoccupati mantenuti in qualche modo dalla qui presente da tempo società assistenzialistica … e come se non bastasse mi metto anche ad <em>uscire</em> … lascio gli studi, il sogno, direbbe Freud, dell’arte, della cultura, la scienza, il Nobel … ed esco, esco!, quando ancora solo coi libri solo … solo coi libri professori artisti scienziati … Ma il mio laboratorio è fuori eh! decido che potrei ribattere … e in quanti già l’hanno ribattuto! Per il Nobel la scienza la cultura e l’arte bisogna bisognerebbe andare <em>fuori</em>! ribatto decido. Sì, replica mia alla replica mia, ma dopo esser stati molto <em>dentro</em> e il dilemma o Shakespeare sta starebbe nel deciderlo considerarlo quand’è abbastanza il dentro e si può anzi si deve pena la stasi eccessiva eh andarsene fuori. Stesso dilemma pari pari qui: come deciderlo, adesso! qui!, quanto continuare a scrivere sull’ali della mitica mitica ispirazione oppure invece dove dove prima della sciocchezza di troppo smettere? Stesso preciso dilemma. Forse chi vive conforme lo risolve diventa Shakespeare e chi no niente.</p>
<p>Ma mi tremano scrivo le gambe e soprattutto mi tremano per la forma stessa di ’sta frase. Insomma (ri-<em>insomnia</em>) per ancora la categoria di “io”. Esco per disfarmi di ’sta polka folk porca categoria e poi io per primo la ripresento! – o mi ci lascio presentare &#8230; Diciamo allora per non avvilirsi definitivamente per non avvilirsi ancor prima dell’avvio diciamo ch’esco per metterla in discussione per almeno metterla in discussione metterla ’sta categoria … Per non lasciar proprio proprio del tutto che mi presenti rappresenti &#8230; E allora sarà bene sarà che la finiscano subito di tremare le gambe … Che comunque non taglierei … troppo male … e se alla domanda classica Buddha Vale il dolore la vita? non rispondo credo di certo che il male ormai è noia è … Troppo male … Che noia! … e ritorna la domanda, un po’ meno Buddha classica, Vale la noia la vita? Laddove è ovvio tutte le domande sulla vita trovano trovarono risposta definitivamente con Darwin e non c’è <em>altro</em> d’aggiungere e il difficile accidenti alla tradizione! è proprio questo e chi l’aggiunge <em>altro</em> e non soddisfa ’sto difficile è un povero nocivo mistico è. Nocivo e inattuale. Mentre il sasso anche se non ha letto Darwin – quindi per esser non nocivi e attuali non è logicamente indispensabile leggere Darwin – il sasso non è né nocivo né inattuale. Né il sasso né il filo d’erba ecc.</p>
<p>… I miei pensieri sono “là fuori” <em>come e quanto</em> quel sasso è “qui dentro” &#8230; È inutile si riaffermi la distinzione soggetto/oggetto stream-of-consciousness/ecole-du-regard … Ecco quello che ’sto scritto vuol dimostrare. Dimostrare incarnando ancor prima che rappresentare. Anzi lascia da parte per quanto può ogni rappresentazione ’sto scritto … benché se quello che dico è effettivo anche la rappresentazione com’ogni altra cosa e tautologicamente lo dimostra e l’incarna e … Si tratta solo di saperlo … e sapere non è rappresentare? … conoscere riconoscere? …</p>
<p>In questi giorni dopo secoli che voi … stavo leggendo <em>Delitto e castigo</em> e l’ho lasciato da parte. Stavo leggendo ’na storia dell’arte contemporanea e l’ho lasciata da parte. Stavo leggendo ’n’introduzione allo studio della musica popolare e l’ho lasciata da parte. Stavo leggendo un trattato d’etologia e l’ho lasciato da parte … (M’avranno lasciato? L’avrò mai presi? Vediamo! – Siamo qui apposta! Sono qui apposta! Scrivo apposta! – Vediamo! E dopo aver visto?) … A tutto questo ho anteposto ho oh ah ho anteposto per una volta … e sta qui il problema Basta ’na volta? è immeritato bizza ’st’anteporre? perché non antepongono a ’sto modo anche gli scrittori e <em>Delitto e castigo </em>storia dell’arte musica popolare etologia? perché? eh? … A tutto questo ho anteposto provo! per una volta – ennesimo! già – il fuori ho anteposto provo … esistesse …</p>
<p>Potrebbe farmi farvi star peggio ’st’ anteporre sia con tutto questo potrebbe (gli scrittori ecc.) sia col fuori … È un rischio … esistesse … (anche il rischio esistesse …) … Ma almeno rischio! rischia! … e <em>rischiare</em> è <em>raschiare</em> è il risico del rosico – <em>rischio</em> raschia <em>risico</em> Risiko! rosico/a … Ho anteposto il fuori il! a tutto questo e già mi sentivo, già, inadempiente verso tutto questo 1) perché non credo credevo in tutto questo in 2) perché non è che ci capissi capisco granché o l’apprezzassi estasiato estasiato e <em>Delitto e castigo </em>e la storia dell’arte e la musica pop e l’etologia 3) perché non leggevo leggo di fisica che teoricamente considero teoricamente l’unico studio serio anche se non capisco no di matematica non capisco e considero il matematico i suoi ordinamenti ecc. l’unico problema epistemologico cioè filosofico cioè l’unico problema dov’ha un ruolo e un vanto la filosofia l’interrogarsi filosoficamente l’interrogarsi sull’interrogare e senza scherzi senza!</p>
<p>Tutto è iniziato, e così il mio uscire e anteporre per una volta si giustifica, tutto è iniziato proprio col trascurare da parte mia la fisica attraverso il non capirci in matematica … – la fisica e la matematica trascurando intanto me e allora sono passato a <em>Delitto e castigo</em> … e all’arte la musica l’etologia … ed eccomi poi fuori. <em>Out!</em> (Forse e se Rabelais era “fuori” o se si può esserlo “fuori” proprio perché non si è Rabelais …). Tutto è iniziato, il mio, nel tentativo di sapere improprio ogni proprio e non riderci riuscire a non riderci.</p>
<p>Se non avevo raggiunto la fisica, e volevo raggiungerla senza matematica e per-ora senza è impossibile per-statuto, certo non potevano certo bastarmi <em>Delitto e castigo</em> … e l’arte la musica pop l’etologia … Forse io per una volta ho anteposto il fuori come la fisica ha anteposto per-sempre? la matematica … Ma lasciamo perdere visto che mi lasciano perdere consentendomi il fuori ammesso sia tale e anche se in cambio … in cambio se n’occupa solo solo chi sta dentro dentro se n’occupa pure di <em>Delitto e castigo</em> pure di arte musica pop etologia … come di fisica! anche se con la fisica per quanto stando dentro pensavo all’improvviso una volta poi terminato il cursus pensavo di poterci prorompere fuori e comandarci com. comandarci giustamente. Ma Einstein è mai anche dopo il Nobel è mai <em>uscito</em> Einstein? Fuori/dentro … metter in crisi fuori/dentro <em>e poi? </em>ammesso che … ’Sta distinzione! questo è quello questo è quello che si cercherà si di mostrare apprendere &amp; appendere e vivere <em>qui! nei 20 gg. di ca. 3 ore</em>.</p>
<p>Io non ha gran cultura filosofica. Ha cultura approssimata io ha. Il massimo che la cultura voi! siete riusciti … avermi approssimativamente! E il massimo però pure che sono riuscito riesco/esce io. Cultura approssimata. E sarò approssimato perché sarò come si dice mèta culturale sarò. E pur negandolo sarà però sarà approssimata sempre anche la cultura perché sarà sennò impossibile senza abbozzo senza. L’abbozzo! L’abbozzo! Lo sarà io nei limiti, sempre!, del possibile del. Limiti gli inferiori (il minimo possibile, passibile) che non pagano. Né appagano …! I soldi il mercato le soddisfazioni whiskey vecchio sesso ce l’ha solo la cultura meno assai approssimata di me (e pur negandolo l’approssimata pur non volendolo ma non è possibile …) … Non pagato non posso pagare e soddisfazione whiskey donne si pagano … – Dico “donne” non perché creda o desideri continuino cose del genere o tanto meno perché residuato macho … Avrei potuto dire <em>girls!</em> Ho detto “donne” perché è una di quelle cose che purtroppo come ogni “cosa” posso metter in discussione discutere negare solo evocandola solo facendola esistere il nulla non esistendo e da qui la tragedia … Sia detto ’na volta per tutte che quel che presento, debbo, non è che ce lo voglia non è! … Intanto presento, inevitabilmente, poi discutiamo si misura – si misura noi e si misura da sé … <em>E poi?</em> giunti anche all’ultimo poi? giunto anche l’ultimo poi? <em>Be’ questo è un altro affare. Intanto</em> … potrei dire ma non ci credo. Popò e pipì quando scappano non è che eliminano la questione sul puoi o non puoi … (Il poi è un puoi o il puoi è un poi? …)</p>
<p>Non ho mai capito perché la gente debba prestar ascolto a Gide e non per es. a me. Gide <em>L’immoraliste</em> è famoso io per es. no. Perché? Cos’ha in più Gide? No non è ’na domanda retorica né presuntuosa da folle. Questo è quello questo è quello che ’st’opera esperimento ecc. vuole, anche, <em>anche</em>, indagare discutere – e cioè mostrare vivere … bene o male o. Perché <em>natural-mente</em> – e dividi quant’il faut ’ste du’ parole anche nella pronunzia anche e pronunciala la prima anche in inglese in! – perché non è che “non ho mai capito” naturalmente! ma che “non mi sono ancora rassegnato”. <em>Natural-mente</em> debbo pur vivere … e c’è mente non-natura? E c’è non-natura? No. No.</p>
<p>Forse fra i mille – ogni cosa umana ogni pensiero è alla lettera sempre ’na spedizione de’ mille è – forse qualche cosa qualche di simile a quello che faccio tento io (esistesse io) l’ha fatto c’hanno fatto zozzi! anche un film l’ha fatto D. Campana &amp; Co. … Genova ecc. … Ma D. Campana era un vecchio zozzo! metafisico, e superstizioso – per primo ne’ vocaboli per primo! Non andate a rileggervelo! per non inzozzarvi! Abbasso la storia! Viva la verginità! Era insomma (a quante volte siamo che dico insomma? a che stadio di insomma?) era fu D. Campana &amp; Co. fu il mio opposto il … L’opposto del tentativo di qui. Fu furono ’na mala fenomenologia ed ecologia – se e quando lo furono fenomenologia ecc. Furono ’na perversione quanto Husserl! e dico Husserl un nome proprio per mettere sul banco degl’imputati come si dice la distinzione nome proprio nome comune senza curarmi che il prossimo conosca o non conosca Husserl e ponendo il problema se sarebbe stato lo stesso avessi scritto “montagna” o “zigote”!</p>
<p>Il mio distacco verso la di lui di Husserl fenomenologia a causa della metafisicaccia … <em>Io non continuo un discorso? Io inizio un discorso nuovo ma pur sempre un discorso! (riba)diranno i miei piccoli lettori ecc.</em> (Che palle frattanto, e parlassimo d’una nuvola sarebbe lo stesso, che palle di Dostoevskij le <em>Note invernali su impressioni estive</em>) (Magari i miei piccoli lettori non ne conoscessero nessuno fossero arabo arabo! i nomi propri e riferimenti che strascico perché mie ci strascicano! Magari il mio lettore fosse arabo! arabo proprio come lingua intendo … Altra <em>question</em> – ’na lingua, paradosso, può solo venir letta e non leggere? Come se un uomo potesse solo vedere e non esser visto! Nascere e non morire! Come se …) (Ma la cosa più bella è che domani è che là quello ch’ho scritto oggi qui è vomito è! E provate anche se digiuni e anche se vostro a sfamarvi domani e là col vomito col! Vomito per di più nemmeno caldo ma rancido oh) (Non sarebbe male sentirsi in vena … Se non fosse che in vena ci si può sentire soltanto di cazzate … E le cose serie? Non hanno vena? Cos’hanno? Come si sentono? – Come si sentono loro fra sé e come si sentono noi – Ci sono?) (Il limite del progresso oggi è che è data sì la libertà di parola ma poi se non dici le cose che vogliono e come le vogliono nessuno ti ascolta e allora è inutile è. Consoliamoci chiedendoci <em>sulla falsariga del “e poi?”</em> – e quando t’hanno ascoltato?) (Democrazia significa metter tutti d’accordo – un mucchio di gente che però non è più capace d’essere in disaccordo. Democrazia significa sviluppare quest’incapacità, baby! oggi. <em>Chamber music</em> quand’il mondo non si ferma a una stanza).</p>
<p><strong>Indice provvisorio </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<ol>
<li>Joyce</li>
<li>Woolf</li>
<li>Faulkner</li>
<li>Céline</li>
<li>Beckett</li>
<li>Robbe-Grillet</li>
<li>io</li>
</ol>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Bibliografia in fase di allestimento </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><em>Letteratura americana e altri saggi (La)</em>. Pavese, 15</p>
<p><em>Letteratura arte società. Articoli e interventi 1926-1937</em>. Vittorini, 30</p>
<p><em>Letteratura arte società. Articoli e interventi 1938-1965</em>. Vittorini</p>
<p>102 manifesti / introduzione di Fernand Mourlot ; riproduzioni di manifesti di Georges Braque, Marc Chagall, Raoul Dufy, Fernand Léger, Henri Matisse, Joan Miró, Pablo Picasso ; traduzione di Mino Monicelli. &#8211; Milano : il Saggiatore, 1959.</p>
<p>AGOSTI, <em>Tecniche della rappresentazione verbale in Flaubert</em>, Milano: Il saggiatore, 1981.</p>
<p>AGOSTI, <em>Modelli psicanalitici e teoria del testo</em>, Milano: Feltrinelli, 1987.</p>
<p>AGOSTI, <em>Enunciazione e racconto: per una semiologia della voce narrativa</em>, Bologna: Il mulino, 1989</p>
<p>AGOSTI, <em>Critica della testualità: strutture e articolazioni del senso nell&#8217;opera letteraria</em>, Bologna: Il mulino, 1994.</p>
<p><em>Poema senza eroe</em>. Achmatova,</p>
<p>Asor Rosa, <em>Stile Calvino</em></p>
<p><em>Narrativa italiana dalle Origini ai giorni nostri (La)</em>. De Meijer, Tartaro e Asor Rosa, 22</p>
<p><em>Pensiero visivo (Il)</em>. Arnheim,</p>
<p><em>Argenton, Arte e cognizione </em></p>
<p>Ariemma Tommaso, Fenomenologia dell&#8217;estremo. Heidegger, Rilke, Cézanne</p>
<p>Arnheim Rudolf &#8211; L&#8217;immagine e le parole</p>
<p><em>Azzariti, </em>Alla ricerca della fenomenologia perduta. Husserl e Proust a confronto</p>
<p>Bachelard, La poetica dello spazio</p>
<p><em>Deleuze</em>. Badiou</p>
<p>Arnheim Rudolf: arte e percezione visiva</p>
<p>Arnheim Rudolf: il pensiero visivo</p>
<p>La storicità dell&#8217;occhio. Un dibattito con Noël Carroll e Mark Rollins Danto Arthur C.</p>
<p>Dopo la fine dell&#8217;arte. L&#8217;arte contemporanea e il confine della storia Danto Arthur</p>
<p><em>Occhio che guarda (L’)</em>. Behm,</p>
<p>Banfi, L’uomo copernicano</p>
<p><em>Barbaras,  </em>La percezione. Saggio sul sensibile</p>
<p>Renato Barilli, <em>Tra Presenza e Assenza. Due modelli culturali in conflitto</em>, Edizioni Bompiani, Milano 1974 (CL 04-1442-5)</p>
<p><em>La barriera del naturalismo. Studi sulla narrativa italiana contemporanea</em>, Mursia editore, 1980 ( ISBN 884253904X ISBN-13: 9788842539049); nuova edizione (collana Civiltà letteraria del novecento), 2007.</p>
<p><em>Comicità di Kafka. Un&#8217;interpretazione sulle tracce del pensiero freudiano</em>, Bompiani (collana Studi Bompiani), 1982 ( ISBN 8845208532 ISBN-13: 9788845208539); nuova edizione Bompiani Etas Fabbri Sonzogno (collana Studi Bompiani), 1999 ( ISBN 8845241033 ISBN-13: 9788845241031)</p>
<p><em>Poetica e retorica</em>, Mursia editore (collana Saggi di estetica e di poetica), 1984 ( ISBN 8842590886 ISBN-13: 9788842590880).</p>
<p><em>Pirandello. Una rivoluzione culturale</em>, Mursia editore (collana Civiltà letteraria del &#8216;900), 1986 ( ISBN 8842590509 ISBN-13: 9788842590507); nuova edizione Mondadori editore (collana Oscar saggi), 2005 ( ISBN 8804537949 ISBN-13: 9788804537946).</p>
<p><em>La linea Svevo-Pirandello</em>, Mursia editore (collana Civiltà letteraria del &#8216;900), 1988 ( ISBN 8842590495 ISBN-13: 9788842590491); nuova edizione Mondadori editore (collana Oscar saggi), 2003 ( ISBN 8804519630 ISBN-13: 9788804519638).</p>
<p><em>Rethoric</em>, University of Minnesota Press, 1989; <em>Corso di retorica</em>, Mondadori editore (collana Oscar saggi), 1995 ( ISBN 8804407158 ISBN-13: 9788804407157).</p>
<p><em>D&#8217;Annunzio in prosa</em>, Mursia editore (collana Civiltà letteraria del &#8216;900), 1993 ( ISBN 8842514020 ISBN-13: 9788842514022).</p>
<p><em>Luigi Pirandello</em>, Istituto poligrafico dello Stato (collana Cento libri per mille anni), 1995 ( ISBN 8824019013 ISBN-13: 9788824019019).</p>
<p><em>La neoavanguardia italiana dalla nascita del &#8220;Verri&#8221; alla fine di &#8220;Quindici&#8221;</em>, Il Mulino editore (collana Saggi), 1995 ( ISBN 8815047883 ISBN-13: 9788815047885); nuova edizione: Manni editore (collana Studi), 2007 ( ISBN 8873952348 ISBN-13: 9788873952343)<sup>[3]</sup>.</p>
<p><em>Robbe-Grillet e il romanzo postmoderno</em>, Mursia editore (collana Civiltà letteraria del &#8216;900), 1998 ( ISBN 884252283X ISBN-13: 9788842522836).</p>
<p><em>Pascoli simbolista. Il poeta dell&#8217;avanguardia &#8220;Debole&#8221;</em>, Sansoni editore (collana Saggi), 2000 ( ISBN 8838318557 ISBN-13: 9788838318559).</p>
<p><em>Dal Boccaccio al Verga. La narrativa italiana in età moderna</em>, Bompiani Etas Fabbri Sonzogno (collana Studi Bompiani), 2003 ( ISBN 8845254844 ISBN-13: 9788845254840).</p>
<p>Renato Barilli, Angelo Guglielmi, <em>Gruppo 63. Critica e teoria</em>, Testo &amp; Immagine editore (collana Controsegni), 2003 ( ISBN 8883820959 ISBN-13: 9788883820953).</p>
<p><em>Bergson. Il filosofo del software</em>, Cortina Raffaello editore (collana Saggi), 2005 ( ISBN 8870789357 ISBN-13: 9788870789355).</p>
<p><em>Il ciclo del postmoderno. La ricerca artistica degli anni &#8217;80</em>, Feltrinelli editore (collana Campi del sapere), 1987 ( ISBN 880710086X ISBN-13: 9788807100864).</p>
<p><em>L&#8217;arte contemporanea. Da Cezanne alle ultime tendenze</em>, Feltrinelli editore (collana Campi del sapere), 1988 (ottava edizione del 2002: ISBN 8807100533 ISBN-13: 9788807100536); nuova edizione Feltrinelli editore (collana Universale economica saggi), 2005 ( ISBN 8807818515 ISBN-13: 9788807818516)</p>
<p><em>Informale Oggetto Comportamento. Volume I. La ricerca artistica negli anni &#8217;50 e &#8217;60</em>, Feltrinelli editore (collana Universale economica saggi), 1988 (terza edizione 2006 ISBN 8807810395 ISBN-13: 9788807810398).</p>
<p><em>Corso di estetica</em>, Il Mulino editore (collana La nuova scienza), 1989 ( ISBN 8815023305 ISBN-13: 9788815023308); nuova edizione: nella collana Strumenti, 1995 ( ISBN 8815052542 ISBN-13: 9788815052544; traduzioni in inglese: <em>A Course on Aesthetics</em> e <em>Course on Aesthetics</em>, University of Minnesota Press, 1993).</p>
<p><em>Scienza della cultura e fenomenologia degli stili</em>, Il Mulino editore (collana La nuova scienza) 1991 ( ISBN 8815030085 ISBN-13: 9788815030085); nuova edizione nella collana La nuova scienza, serie di Filosofia, Bologna 2006; Bononia University Press (collana Icone), 2007 ( ISBN 8881769611 ISBN-13: 9788881769612)</p>
<p><em>L&#8217;alba del contemporaneo. L&#8217;arte europea da Fussli a Delacroix</em>, Feltrinelli editore (collana Campi del sapere), 1996 ( ISBN 8807102021 ISBN-13: 9788807102028).</p>
<p><em>Maniera moderna e Manierismo</em>, Feltrinelli editore (collana Campi del sapere), 2004 ( ISBN880710363X ISBN-13: 9788807103636)<sup>[1]</sup>.</p>
<p><em>Informale Oggetto Comportamento. Volume II. La ricerca artistica negli anni &#8217;70</em>, Feltrinelli editore (collana Universale economica saggi), 2006 ( ISBN 8807810409 ISBN-13: 9788807810404).</p>
<p><em>Prima e dopo il 2000. La ricerca artistica 1970-2005</em>, Feltrinelli editore (collana Universale economica saggi), 2006 ( ISBN 880781904X ISBN-13: 9788807819049)<sup>[2]</sup>.</p>
<p><em>Storia dell&#8217;arte contemporanea in Italia. Da Canova alle ultime tendenze 1789-2006</em>, Bollati Boringhieri (collana Nuova cultura), Torino 2007 ( ISBN 8833917339 ISBN-13: 9788833917337).</p>
<p>Barthes, saggi critici</p>
<p><em>Critica e verità</em>. Barthes</p>
<p><em>Grado zero della scrittura (Il)</em>. Barthes</p>
<p><em>Ovvio e l’ottuso (L’)</em>. Barthes, 23</p>
<p>R. BARTHES, <em>Arcimboldo</em>, Abscondita, Milano, 2005</p>
<p>Bataille, Storia dell&#8217;occhio</p>
<p><em>Ombre e lumi</em>. Baxandall</p>
<p><em>Pittura ed esperienze sociali nell’Italia del Quattrocento</em>. Baxandall, 23</p>
<p><em>Forme dell’interpretazione artistica</em>. Baxandall</p>
<p>Beccaria, L’autonomia del significante</p>
<p><em>Crolli</em>. Belpoliti</p>
<p>Belpoliti: l’occhio di calvino</p>
<p>Beckett: Proust</p>
<p>Bellacicco: La rappresentazione frattale degli eventi. Caos, caso e ordine</p>
<p>Benveniste, Problemi di linguistica generale</p>
<p>berger: Sul guardare</p>
<p>Berti: Aristotele nel Novecento</p>
<p>Berti: Introduzione alla metafisica</p>
<p>BERTOLUCCI: Aritmie</p>
<p>Biancu Stefano, La poesia e le cose. Su Leopardi</p>
<p>Blanchot, L’infinito intrattenimento. Scritti sull’insensato gioco di scrivere</p>
<p>Blanchot: lo spazio letterario</p>
<p>Blanchot: il libro avvenire</p>
<p>Bloch, soggetto/oggetto commento a hegel</p>
<p>Bloom, come si legge un libro</p>
<p>Il linguaggio Bloomfield Leonard</p>
<p>BOATTO: Pop art</p>
<p>BORIO G. Schönberg</p>
<p>BOHME: Atmosfere, estasi, messe in scena. L&#8217;estetica come teoria generale della percezione</p>
<p>Bornstein, Lo sviluppo percettivo, cognitivo e linguistico</p>
<p>Borutti, Filosofia dei sensi</p>
<p>Bozzi, Il mondo sotto osservazione. Scritti sul realismo</p>
<p>Braque, L’opera completa di Braque dalla scomposizione cubista al recupero dell’oggetto, 1908-1929 / presentazione di Marco Valsecchi ; apparati critici e filologici di Massimo Carrà</p>
<p>Homo duplex : scomposizione dell’ io nella letteratura italiana moderna / Vittorio Roda</p>
<p>Broch, Poesia e conoscenza</p>
<p><em>Joyce: il mestiere dello scrittore</em>. Melchiori</p>
<p>Cage, Silenzio</p>
<p>Calabrese, www.letteratura.global, Il romanzo dopo il postmoderno</p>
<p>Canevacci, Antropologia della comunicazione visuale. Feticci, merci, pubblicità, cinema, corpi, videoscape</p>
<p>canevacci, Culture extreme. Mutazioni giovanili nei corpi delle metropoli</p>
<p>I sensi, lo spazio, gli umori e altri saggi &#8211; Cavicchioli Sandra, 2002, Bompiani</p>
<p>CAPRONI: La scatola nera</p>
<p>CARDONA, Antropologia della scrittura</p>
<p>Carrera, La consistenza della luce. Il pensiero della natura da Goethe a Calvino</p>
<p>CASADEI A. Stile e tradizione nel romanzo italiano contemporaneo</p>
<p><em>Pianeta dove scomparivano le cose (Il)</em>. Casati, Varzi, 1<em>i</em></p>
<p>Cecchi, Grandi romantici inglesi</p>
<p>CECCHI: Di giorno in giorno</p>
<p>CESERANI R. Il testo poetico</p>
<p>CESERANI, critica letteraria</p>
<p>Chase, il romanzo americano e la sua tradizione</p>
<p>Chartier, Teorie del romanzo</p>
<p>CHOMSKY N. Linguaggio e problemi della conoscenza</p>
<p>Cimatti Felice; Federici Stefano; Ferretti Francesco, Pensiero e linguaggio. Introduzione alle ricerche contemporanee</p>
<p>Cimatti, Cimatti, Mente, segno e vita. Elementi di filosofia per Scienze della comunicazione</p>
<p>Coquet, Le istanze enuncianti. Fenomenologia e semiotica</p>
<p>Coetzee: Lavori di scavo. Saggi sulla letteratura 2000-2005</p>
<p>Coseriu,  Linguistica del testo. Introduzione a una ermeneutica del senso</p>
<p>Coseriu,  Storia della filosofia del linguaggio</p>
<p>Danto, Dopo la fine dell&#8217;arte. L&#8217;arte contemporanea e il confine della storia</p>
<p><em>Novecento italiano</em>. Davico Bonino,</p>
<p><em>Isola deserta e altri scritti (L’)</em>. Deleuze</p>
<p>De Micheli, Le avanguardie artistiche del Novecento</p>
<p>De Micheli, David Delacroix Courbet Cézanne Van Gogh Picasso: le poetiche</p>
<p>Diderot, saggi sulla pittura</p>
<p>Dilthey, Esperienza vissuta e poesia</p>
<p><em>Colore dipinto (Il)</em>. Di Napoli</p>
<p>Natura, percezione     I principi della forma. Natura, percezione, arte Di Napoli Giuseppe, 2011, Einaudi</p>
<p><em>Disegnare e conoscere</em>. Di Napoli</p>
<p>Donald, L’evoluzione della mente. Per una teoria darwiniana della coscienza</p>
<p>DRAGOSEI, letteratura e merci, da joyce a cappuccetto splatter</p>
<p>Eccles, Evoluzione del cervello e creazione dell’io</p>
<p>Edelman, La materia della mente</p>
<p>Enzensberger, zig-zag. Saggi sul tempo il potere lo stile</p>
<p>Fatelli, Sociologia dell&#8217;industria culturale</p>
<p><em>Ferraris, Estetica razionale </em></p>
<p><em>Ferraris, storia ermeneutica </em></p>
<p><em>Ferraris, storia ontologia                  </em></p>
<p>ferretti, Pensare vedendo. Le immagini mentali nella scienza cognitiva</p>
<p>ferroni, Scritture a perdere. La letteratura negli anni zero</p>
<p>Feynman, QED, la strana teoria della luce e della materia</p>
<p>Ficara, Stile Novecento</p>
<p>Foucault, L&#8217;ermeneutica del soggetto. Corso al Collège de France (1981-1982)</p>
<p>Havelock, Dike. La nascita della coscienza BUL</p>
<p>Fokkema, Teorie della letteratura del XX secolo BUL</p>
<p>Forest, Il romanzo, l&#8217;io. Nella vertigine dell&#8217;identità</p>
<p>Foucault, la pittura di manet</p>
<p>Franzini, BREVE STORIA DELL’ESTETICA</p>
<p>Franzini, ESTETICA I nomi, i concetti, le correnti</p>
<p>Franzini, Fenomenologia dell’invisibile</p>
<p>FRISCH: l’uomo nell’olocene</p>
<p>FUSILLO M. Estetica della letteratura</p>
<p>FUSINI: B &amp; B Beckett e Bacon</p>
<p>Gallagher, La mente fenomenologica</p>
<p>Gambazzi, L’occhio e il suo inconscio</p>
<p>GARBOLI: Falbalas. Immagini del Novecento</p>
<p>Garroni, Immagine, linguaggio, figura. Osservazioni e ipotesi</p>
<p>GEERTZ C. Antropologia interpretativa</p>
<p>Giachetti, Lo scrittore americano</p>
<p>GIBSON A. James Joyce</p>
<p>Gargani, la crisi della ragione</p>
<p>Geymonat, saggi di filosofia neorazionalistica</p>
<p><em>Invenzione della scrittura (L’)</em>. Godart,</p>
<p>GIBSON</p>
<p>Goldman, per una sociologia del romanzo (808.3 goll)</p>
<p>Gregory, Occhio e cervello</p>
<p><em>Prosa italiana del Novecento II (La)</em>. Guglielmi, 24</p>
<p><em>Plotino o la semplicità dello sguardo</em>. Hadot, 23</p>
<p>La nuova narrativa italiana. Travestimenti e stili di fine secolo La Porta Filippo, 1999, <em>Bollati Boringhieri</em></p>
<p><em>Habermas, </em><em>Dall&#8217;impressione sensibile all&#8217;espressione simbolica. Saggi filosofici</em></p>
<p><em>Habermas, </em>Verità e giustificazione</p>
<p><em>Hacking, Linguaggio e filosofia </em></p>
<p><em>Hadot, </em>Wittgenstein e i limiti del linguaggio</p>
<p><em>Arte, percezione e realtà</em>. Gombrich, Hochberg e Black</p>
<p>Hersch, L’illusione della filosofia</p>
<p>Hirsch: come si interpreta un testo</p>
<p><em>Baruch Spinosa e l’Olanda del Seicento</em>. Nadler</p>
<p>JACKENDOFF R. Linguaggio e natura umana</p>
<p>Jabès, Il libro della sovversione non sospetta</p>
<p>James, saggi sull’empirismo radicale</p>
<p>JAKOBSON, Poetica e poesia</p>
<p>James, Principi di psicologia</p>
<p>JAUSS H.R. Esperienza estetica ed ermeneutica letteraria I. Teoria e storia dell&#8217;esperienza estetica</p>
<p>Keats, Lettere sulla poesia</p>
<p>Keats, I ragazzi che amavano il vento</p>
<p>KENNER H. L&#8217;eta&#8217; di Pound</p>
<p>laudisa, La causalità</p>
<p>Leiris, Francis Bacon</p>
<p><em>Levy, l’intelligenza collettiva. Per un’antropologia del ciberspazio </em></p>
<p><em>Lotman, La struttura del testo poetico </em></p>
<p><em>Lukács, Thomas Mann e la tragedia dell’arte moderna </em></p>
<p><em>Lukács, Teoria del romanzo </em></p>
<p><em>Problemi di teoria del romanzo</em></p>
<p>Luzi, Vero e verso</p>
<p>LUZI: Discorso naturale</p>
<p>Lynch, La verità e i suoi nemici</p>
<p>Lyons, la scomparsa dell’introspezione</p>
<p>Lyotard, la fenomenologia</p>
<p>Lyotard, discorso e figura</p>
<p>Mach, Analisi delle sensazioni</p>
<p>Manganelli, Laboriose inezie</p>
<p>Marazzi, Antropologia della visione</p>
<p>Marazzi, Antropologia dei sensi</p>
<p>Marenco, Storia della civiltà letteraria inglese, UTET, 1996</p>
<p>Mengaldo: Attraverso la prosa italiana. Analisi di testi esemplari</p>
<p>Minois, Histoire du suicide</p>
<p>Minois, Storia dell’ateismo</p>
<p>Molotch, fenomenologia del tostapane</p>
<p>La prostituzione è soltanto un&#8217;espressione particolare della prostituzione generale dell&#8217;operaio, e siccome la prostituzione è un rapporto di tale natura che vi rientra non solo chi è prostituito ma anche chi prostituisce la cui abiezione è ancor più grande &#8211; anche il capitalista, ecc., rientra in questa categoriaMoretti, Segni e stili del moderno</p>
<p>Moretti, Opere-mondo</p>
<p>Morganti, Che cos&#8217;è un oggetto</p>
<p>Morris, Segni linguaggio comportamento</p>
<p>Nagel, questioni mortali</p>
<p>Nagel, uno sguardo da nessun luogo</p>
<p><em>Realismo nella pittura europea del </em>xix <em>secolo (Il)</em>. Nochlin, 23</p>
<p>La partizione delle voci. Verso una comunità senza fondamenti Nancy Jean-Luc, 1993, <em>Il Poligrafo</em></p>
<p><em>Matematica del Novecento (La)</em>. Odifreddi</p>
<p>O’hara,  Jackson Pollock</p>
<p>La plastica della lingua. Stili in fuga lungo una età postrema Ottonieri Tommaso, 2000, <em>Bollati Boringhieri</em></p>
<p><em>Parazzoli, </em>Inventare il mondo. Teoria e pratica del racconto</p>
<p><em>Parnaghi, parole e categorie </em></p>
<p>Perrella, Calvino</p>
<p>Petitot-Cocorda Jean Morfogenesi del senso</p>
<p><em>Plomin, Natura ed esperienza  </em></p>
<p>POGGI S. Il genio e l&#8217;unità della natura. La scienza della Germania romantica</p>
<p>POGGI: L&#8217; io dei filosofi e l&#8217;io dei narratori. Da Goethe a Proust</p>
<p>RAIMONDI E. I sentieri del lettore III. Il Novecento: storia e teoria della letteratura</p>
<p>Robins, Idee e problemi della linguistica</p>
<p>Paci, Esistenza e immagine</p>
<p>Camille Paglia, Sexual personae</p>
<p>parfit, ragioni e persone</p>
<p>Pasquinelli, Il neoempirismo</p>
<p>P. Pellini, <em>La descrizione</em>, Bari, Laterza, 1998</p>
<p><em>Praz, carne morte </em></p>
<p>Paolo Rossi, Paragone degli ingegni moderni e postmoderni</p>
<p>Patocka, Il mondo naturale e la fenomenologia</p>
<p>Perniola, Il metaromanzo</p>
<p>Pizzorusso, Teorie letterarie in Francia</p>
<p>Raimondi, tecniche della critica letteraria</p>
<p>RAINONE: Doppio mondo dell&#8217;occhio e dell&#8217;orecchio. Senso e verità nella filosofia della percezione</p>
<p>Rees, prima dell’inizio</p>
<p>Ricardou, Jean. Le nouveau roman ; suivi de les raisons de l&#8217;ensemble &#8211; 84. 3. 1221  [lettere]</p>
<p>Ricardou, L’ordine e la disfatta</p>
<p>Roda, Homo duplex : scomposizione dell’ io nella letteratura italiana moderna / Vittorio Roda</p>
<p>Roudaut, Il libro futuro. Saggio su Michel Butur</p>
<p>Russell, significato e verità [Da SuPeRaRE – ecologicamente]</p>
<p><em>Pittori moderni</em>. Ruskin,</p>
<p><em>Linguaggio (Il)</em>. Sapir,</p>
<p><em>Impressionismo (L’)</em>. Schapiro</p>
<p>Schiller, Lettere sull’educazione estetica dell’uomo</p>
<p>SCHOLES R., KELLOG R. La natura della narrativa</p>
<p>Schonberg, Gustav Mahler</p>
<p>Schumann, La musica romantica</p>
<p>Schneider,  Il significato della musica</p>
<p>Searle, della intenzionalità</p>
<p>SHATTUCK R. Gli anni del banchetto. Le origini dell&#8217;avanguardia in Francia (1885-1918)</p>
<p>Lo stile Schapiro Meyer, 1995, <em>Donzelli</em></p>
<p><em>SIGNAC, </em>Da Eugène Delacroix al neoimpressionismo</p>
<p><em>Sklovskij, teoria della prosa</em></p>
<p><em>Sollers: Il paradiso di Cézanne  </em></p>
<p><em>Sparti: </em>L’ identità incompiuta : paradossi dell’improvvisazione musicale / Davide Sparti</p>
<p>Sparti Soggetti al tempo: identità personale tra analisi filosofica e costruzione sociale / Davide</p>
<p><em>Spitzer:  </em>Critica stilistica e semantica storica / Leo Spitzer ; a cura e con una presentazione di Alfredo Schiaffini ; [traduzione di M. L. Spaziani, L. Vertova, L. Terracini, D. Barbone.</p>
<p>Spitzer, Critica stilistica e storia del linguaggio / Leo Spitzer ; saggi raccolti a cura e con presentazione di Alfredo Schiaffini</p>
<p><em>Szondi, Introduzione all’ermeneutica letteraria </em></p>
<p><em>TERRACINI: </em>Analisi stilistica : teoria, storia, problemi</p>
<p><em>Tagliagambe, epistemologia del confine </em></p>
<p><em>TOMASELLO M.</em><em> Le origini culturali della cognizione umana</em></p>
<p><em>Tomasello, Le origini della comunicazione umana </em></p>
<p><em>Valery, </em>Degas danza disegno</p>
<p><em>Problemi dell’intenzionalità (I)</em>. Voltolini e Calabi, 23</p>
<p>WELLEK R., WARREN A. Teoria della letteratura</p>
<p>Webern,  In cammino verso la nuova musica</p>
<p><em>Williams, problemi dell’io </em></p>
<p><em>Esperienza privata e dati di senso</em>. Wittgenstein</p>
<p><em>Osservazioni sui colori</em>. Wittgenstein, 22</p>
<p><em>Lettere a un aspirante romanziere</em>. Vargas Llosa</p>
<p>I colori del vero</p>
<p><em>Poesie del fiume Wang</em>. Wang Wei e P’ei Ti, 3</p>
<p><em>VINAY G. (a cura di)</em><em> Stravinskij </em></p>
<p><em>Vitiello, </em>I tempi della poesia. Ieri/oggi</p>
<p>Vitiello, Non dividere il sì dal no. Tra filosofia e letteratura</p>
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