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	<title>Tommaso Franci &#187; Narrativa</title>
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	<description>Per una trattazione ecologica di filosofia, storia, arte, politica e cultura</description>
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		<title>Ciclo dei vinti</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jul 2015 08:47:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Franci]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Progetti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img width="300" height="207" src="https://www.tommasofranci.it/wp-content/uploads/2015/07/Bundesarchiv_Bild_183-1986-1126-307_LPG_Golßen_Besuch_durch_KPdSU_Delegation1-300x207.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="Bundesarchiv_Bild_183-1986-1126-307,_LPG_Golßen,_Besuch_durch_KPdSU_Delegation" /></p>&#160; Ciclo dei vinti – vinti dall’ignoranza ecologica – vinti pensando di aver vinto (ed è la peggiore delle sconfitte) o non pensando di aver perso per i motivi per cui hanno perso. Non realismo ma realismo + utopismo (scrivere non tanto o non solo la realtà di ciò che i protagonisti del loro tempo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="207" src="https://www.tommasofranci.it/wp-content/uploads/2015/07/Bundesarchiv_Bild_183-1986-1126-307_LPG_Golßen_Besuch_durch_KPdSU_Delegation1-300x207.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="Bundesarchiv_Bild_183-1986-1126-307,_LPG_Golßen,_Besuch_durch_KPdSU_Delegation" /></p><p>&nbsp;</p>
<p>Ciclo dei vinti – vinti dall’ignoranza ecologica – vinti pensando di aver vinto (ed è la peggiore delle sconfitte) o non pensando di aver perso per i motivi per cui hanno perso.</p>
<p>Non realismo ma realismo + utopismo (scrivere non tanto o non solo la realtà di ciò che i protagonisti del loro tempo hanno fatto [Verga, il modello da correggere o da integrare con una pars construens a costo di passa per moralista] ma quella di ciò che non hanno fatto o di cui non si sono accorti). Criticare (anti-calvinianamente o anti-postmodernamente) i propri antenati – causa inconsapevole ed involontaria dei mali presenti e del presente perpetuare, anche nostro malgrado, il male.</p>
<p>Iniziare dalle registrazioni dei testimoni oculari rimasti; fare tutto un lavoro di ricerca storica (foto ecc.); ed esplicitarlo talmente da non fare in nessun modo un romanzo storico (tipo film in costume nel quale lo spettatore si immedesimi) bensì un romanzo di critica storica; della storia prossima passata causa  delle presenti negatività.</p>
<p>Scrivere le date per dare un peso preciso – responsabili precisi: non importa se loro malgrado – alla catastrofe ecologica (che è anche intellettuale: stupidi bisogna essere per non pensare ecologicamente).</p>
<p>Ecco il prospetto dei titoli – che come tutti i prospetti non sarà rispettato – specie nelle date e nell’ordine di realizzazione:</p>
<p>[Importante: le date d’ambientazione sembrano recenti ma – rispetto allo sviluppo di una qualche coscienza ecologica e ai danno ecologici più irrecuperabili – negli ultimi 50 anni si è fatto di più che nei precedenti 10.000. L’evoluzione ecologica nei due sensi suddetti si può dire che ha tempistiche – per crescita esponenziale oltreché per contemporaneità – sovrapponibili a quelle dell’informatica. Quanto vi sembrerebbe antiquato un computer del 1960? Eppure 50 anni che cosa sono rispetto ai 10.000 della storia “civile” umana? Eppure sono tanti che un computer del 1960 – per le sue funzionalità – quasi non è considerabile un computer e di sicuro è più vicino – nelle prestazioni – a quanto si poteva fare nel mondo pre-informatico rispetto a quanto d’incommensurabile si può invece fare oggi con un computer]</p>
<p>[Importante: tendere a dare il senso – non importa se tracotante: significa infatti buttare a mare Omero o Goethe – che tutto quanto è stato scritto prima dell’eco-logia, del discorso sull’eikos, non abbia senso o non valga la pena di lasciarlo occuparci il tempo: anzi Omero o Goethe vanno considerati inquinamento anche loro in quanto non-ecologi]</p>
<p>[Importante: ecologia non significa – si per sé – salvaguardare l’ambiente ma rendersi conto che esiste e che è tutto – non esistendo Dio: anzi, Dio non esiste proprio perché esiste l’ambiente; perché (eco)logicamente prima di lui in quanto essere avrebbe dovuto esserci un ambiente e quindi lui non avrebbe potuto essere onnipotente, creatore o, in una parola, Dio …)]</p>
<p>[Importante: attenersi al principio di parlare di ciò che si conosce rinvenire nel particolare l’universale]</p>
<p>[Importante: il sottotitolo con il grado di parentela: indica tutta una genealogia del Male ecologico che giunge fino a te e che tu ti porti nel sangue. Sei consanguineo al Male ecologico: Male da rinvenire negli angoli di paese distrutti nella tua infanzia e di cui tu – mentre mangiavi carne, usavi bombolette spray, spaccavi giocattoli per divertimento – non ti sei avveduto]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>La miniera. Un nonno [anche attività politica in buona fede, con le case popolari ecc.] [Epoca: 1920-2000 ca. Luogo: Toscana sud-occidentale – paesi prospicienti l’alta Maremma] (2016)</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>L’officina. Un padre [contro il boom: esplosione più simile a una guerra che ad una lieta sorpresa; come la Crescita odierna: che andrebbe chiamata metastasi] [Epoca: 1950-2000 ca. Luogo: Toscana sud-occidentale – paese frazione/paese capoluogo/ città anche europee/ circuiti F1] (2017)</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Il parto. Una nonna  [contro il sovrappopolamento] [Epoca: 1920-50 ca. Luogo: campagna tra Siena e Firenze] (2018)</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>L’orlo. Una nonna [descrizione della macchina da cucire Singer della bisnonna] [Epoca: 1920-50 ca. Luogo: poderi e villaggi Toscana sud-occidentale] (2019)</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Il taglio. Un nonno [boscaiolo a cui piacevano gli animali] [Epoca: 1920-50 ca. Luogo: boschi e villaggi Toscana sud-occidentale] (2020) </b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>La villa. Un io [Epoca: presente. Luogo: villa settecentesca nel Chianti] (2021)</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>[Morale della serie/ciclo. Chi è che fa il Male (ecologico, logico, fisico, storico ecc.)? Un nonno, una nonna, un io, un padre … Miliardi di costoro per migliaia di anni … Ora però siamo giunti – logicamente fisicamente storicamente ecc. – al punto di non ritorno]  </b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>[Altro modello oltre a Verga: Cassola. Che (come Bilenchi: terzo modello; riassumibile, con il secondo, in Tozzi) aggiunse l’esistenzialismo ma che mancò – come e forse più di Verga: proprio a causa dell’esistenzialismo da Verga abbandonato col materialismo veristico del 1880 – d’ecologia. Certo ha fatto parte Cassola della prima generazione di intellettuali che anche in Italia – con Bassani, Pasolini ecc. – si sono interessati all’ecologia. Ma estrinsecamente, non organicamente, non abbastanza, non facendola arte ecc. Modelli negativi perché egologici e non ecologici: Canetti e la sua autobiografia (La lingua salvata, Il frutto del fuoco e Il gioco degli occhi); Proust, che sta alla base di Canetti] </b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>[Mettere in esergo a tutte queste opere – dalla miniera all’officina – brani di libri storici sugli Etruschi – per far vedere come certe pratiche risalgano ai padri dei padri dei padri …]</b></p>
<p><b> </b></p>
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		<title>Foie Gras</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Dec 2012 00:40:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Franci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Progetti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img width="204" height="300" src="https://www.tommasofranci.it/wp-content/uploads/2012/12/foie-gras-204x300.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="foie-gras" /></p>Riscrittura di Perfect con concentrazione spasmodica di tutta la materia lì trattata mettendo in maggior evidenza tutti i mali della ricchezza. Un giovane infelice vince un mucchio di soldi ma nemmeno con questi può esser felice. Tanto più in un tempo in cui avere soldi è averli nel momento sbagliatissimo. La ricchezza tanto più oggi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="204" height="300" src="https://www.tommasofranci.it/wp-content/uploads/2012/12/foie-gras-204x300.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="foie-gras" /></p><p>Riscrittura di <em>Perfect</em> con concentrazione spasmodica di tutta la materia lì trattata mettendo in maggior evidenza tutti i mali della ricchezza. Un giovane infelice vince un mucchio di soldi ma nemmeno con questi può esser felice. Tanto più in un tempo in cui avere soldi è averli nel momento sbagliatissimo. La ricchezza tanto più oggi è male perché 1) consuma la Terra 2) consuma gli altri esseri umani 3)  consuma le relazioni sociali.</p>
<p>Ecco un esempio della riscrittura di <em>Perfect</em> nell’inizio:</p>
<p>Prima volta giocava. Giocato ‘sì tanto per fare. Tot <em>desperatio</em> tot noia. Vinto. Ah. Quaranta milioni d’euro. Molti soldi nel ***. Gli sportivi più pagati ne guadagnano in quattr’anni. Gl’attori ancora qualcuno ad Hollywood in quattro film superprodotti. In centro con quaranta milioni d’euro ci si comprano nel *** quarant’appartamenti in palazzi storici. Centocinquanta duecento metri ad appartamento ed appartamenti restaurati finiti. Sette otto chilometri quadrati di centro storico. Ci si comprano. Di spider Mercedes auto sportive potenti di lusso con quaranta milioni a quarantamila euro l’una – mille. ‘Na fila in tangenziale di cinque chilometri di spider Mercedes nuovi di zecca assiepati uno dietro l’altro. Vittorio e fidanzato e laureato e genitori e nonni vivi. Il sogno suo per lunghe stagioni – suicidarsi. A venticinqu’anni però l’ha smesso. Suicidarsi non vale. Cioè per Vittorio fosse per lui si suiciderebbe subito – gl’uomini la maggior parte son de’ mediocri insulsi e bolle d’aria e gl’altri de’ maniaci fissati io per questo non sono un uomo e se non posso non esserlo io non ci sto con mediocri e fissati! – solo che il percorso compiuto di giovane e non particolarmente dotato studioso gl’ha fatto concludere che no suicidarsi non vale. Suicidarsi è un atto scorretto gl’ha fatto concludere. Filosoficamente. Matematicamente. C’è però arrivato alla fine a negare il suicidio filosoficamente matematicamente Vittorio. Prima la negazione gl’è venuta tramite l’esperienza ed è stato raggiungere un luogo che si credeva deserto e pulito e che s’è scoperto pieno zeppo di gente chiassosa gente accalcata intorno a chioschi con lattine e porchette porchette lerce lattine costose porchette e lattine servite da degl’ignoranti. L’esperienza. Cioè la lettura condotta qua e là dove capita capita delle schematiche parziali biografie d’artisti e pensatori. Gl’antichi non si suicidavano e nelle loro opere non dilaniavano il mondo. I moderni si suicidano e nelle loro opere dilaniano il mondo. Ma è da un pezzo da secoli ci sono ‘sti moderni. E il loro suicidarsi e dilaniare ch’a ‘sto punto conoscono tutti casalinghe comprese non è servito ad altro ch’a caratterizzare un periodo culturale. <em>Kultur</em>. <em>Kultur</em>. Come le madonne o i cristi l’epoche medievali e rinascimentali e gl’atleti o i cocchieri l’epoca greca classica. Non è stata quella del suicidio ‘na soluzione finale un punto di non ritorno. Anche se ci si dev’essere andati molto vicino viste le condizioni dell’arte e della cultura nel *** – in pratica non c’è nient’altro oggi ch’un museo un museo sterminato che conserva acritico tutto. Continuando la storia dal momento che continua la storia umana suicidarsi non vale. Per quel che poteva valere suicidarsi ha forse valso un tempo quando costituiva una qualche novità. Dal secondo tempo del Novecento dal rock in poi il suicidio per come si dice sgomento esistenziale è divenuto borghese completo completo e stereotipo e moda. L’individuo che buondì nel *** si suicida non si distingue manco più qual individuo ma rientra in un’innocua vasta consona anche categoria. Un tipo un numero un sondaggio un. Il rock l’ha inflazionato per sempre il suicidio Vittorio scopre. Il rock è – fu, anni ‘60 ‘70 ‘80 ‘90 – ‘na cosa del popolo. E diffuse a suo modo nel popolo il suicidio per come si dice sgomento esistenziale. E non c’è altro che il popolo Vittorio si domanda. Fu il rock perché adesso mentre inevitabilmente inevitabilità antropologica continua la musica popolare all’interno di questa non ha più più niente da dire il rock dopo ch’ha interpretato anche quel dramma della cultura non pop costituito dal suicidio. Dramma valevole a ‘mo di traguardo ultimo di zenit dopo un lungo arzigogolato percorso. Traguardo ch’adesso Vittorio si ritrova forte un poco de’ propri studi a contestare dover contestare suo malgrado malgrado il suo proprio carattere il.</p>
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		<title>L’acqua e l’alcol</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Dec 2012 00:39:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Franci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img width="300" height="258" src="https://www.tommasofranci.it/wp-content/uploads/2012/12/lacqau-e-lalco-300x258.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="lacqau-e-lalco" /></p>Due sole giovani donne in un appartamento nel semicentro storico (uno slargo, sotto la città, il sole ci picchia quando c’è). Problemi da Freud a Marx: divaricazioni/caratterizzazioni sessuali all’inizio – una monogamica e introversa, l’altra poligamica ed estroversa – che poi in quanto sovrastruttura si dissolvono progressivamente fino, fra disoccupazione freddo tristezza e fame (quella [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="258" src="https://www.tommasofranci.it/wp-content/uploads/2012/12/lacqau-e-lalco-300x258.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="lacqau-e-lalco" /></p><p>Due sole giovani donne in un appartamento nel semicentro storico (uno slargo, sotto la città, il sole ci picchia quando c’è). Problemi da Freud a Marx: divaricazioni/caratterizzazioni sessuali all’inizio – una monogamica e introversa, l’altra poligamica ed estroversa – che poi in quanto sovrastruttura si dissolvono progressivamente fino, fra disoccupazione freddo tristezza e fame (quella che si pensava d’aver scacciato per sempre dal mondo), alla povertà abietta e senza speranza (perché se male è esser poveri, esser ricchi nel modo e mondo in cui si continua – e in parte non si può non – ad esserlo oggi è anche peggio).</p>
<p>La narrazione della disillusione di un mondo che non dà ciò che promette e dell’eclatante fino all’impossibilità ingiustizia si protrae per stagioni una peggio dell’altra fino all’inverno senza carburante. Una sera a scaldarsi le due ragazze vanno in macchina così che gettano al cielo l’ultimo inquinamento o necessaria insensatezza.</p>
<p>Echeggiare Tozzi senza nominare mai Siena e come se Tozzi fosse stato appieno ecologo e filosofo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Friedrich Wöhler</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Dec 2012 00:37:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Franci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><img width="203" height="300" src="https://www.tommasofranci.it/wp-content/uploads/2012/12/friedrich-voeler-203x300.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="friedrich-voeler" /></p>Friedrich Wöhler (Francoforte sul Meno 1800 – Gottinga 1882) – chimico. “A W. si deve la preparazione dell’urea dal cianato d’ammonio (1828), con la quale si dimostrò che la sintesi di composti organici elaborati da organismi viventi poteva avvenire anche in laboratorio, senza l’intervento di una “forza vitale” postulata fino ad allora” (Treccani). Intendendo ciò [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="203" height="300" src="https://www.tommasofranci.it/wp-content/uploads/2012/12/friedrich-voeler-203x300.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="friedrich-voeler" /></p><p>Friedrich Wöhler (Francoforte sul Meno 1800 – Gottinga 1882) – chimico. “A W. si deve la preparazione dell’urea dal cianato d’ammonio (1828), con la quale si dimostrò che la sintesi di composti organici elaborati da organismi viventi poteva avvenire anche in laboratorio, senza l’intervento di una “forza vitale” postulata fino ad allora” (Treccani).</p>
<p>Intendendo ciò che scoprì Wöhler a 28 anni come la riduzione dell’organico all’inorganico imbastisco un romanzo storico che esprime la contraddizione tra questa scoperta – base per l’ecologia e che dovrebbe avere le più importanti implicazioni oltre che ecologiche anche sociali politiche filosofiche concettuali terminologiche – ed un mondo non solo l’ottocentesco ma anche l’odierno che continua a campare come se essa non ci fosse stata.</p>
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		<title>Il lago</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Dec 2012 00:36:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Franci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Progetti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img width="300" height="209" src="https://www.tommasofranci.it/wp-content/uploads/2012/12/Il-lago-300x209.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="Il-lago" /></p>Alessandro Raffaele Torlonia (Roma, 1800 – 1886) fu Duca di Cesi, Marchese di Romavecchia, Principe di Civitella Cesi e banchiere. Tra il 1853 e il 1875 prosciugò (ad Avezzano in Provincia dell’Aquila) il Fucino il terzo lago d’Italia per estensione (14.775 ettari). Per tale prosciugamento fu elevato a titolo nobiliare di Principe dal Re d’Italia [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="209" src="https://www.tommasofranci.it/wp-content/uploads/2012/12/Il-lago-300x209.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="Il-lago" /></p><p>Alessandro Raffaele Torlonia (Roma, 1800 – 1886) fu Duca di Cesi, Marchese di Romavecchia, Principe di Civitella Cesi e banchiere. Tra il 1853 e il 1875 prosciugò (ad Avezzano in Provincia dell’Aquila) il Fucino il terzo lago d’Italia per estensione (14.775 ettari). Per tale prosciugamento fu elevato a titolo nobiliare di Principe dal Re d’Italia e reso proprietario delle terre per 99 anni. Non gli restò che far arrivare dalle Marche e dalla Puglia mezzadri ed agricoltori per completare la sua speculazione. Ad Avezzano dal 1899 un busto del Principe troneggia in Piazza Torlonia rivolto alla piana del Fucino. Nel 1956 dopo il suo completamento il Liceo Classico di Avezzano fu intitolato al Principe Torlonia.</p>
<p>Scopo del testo è di raccontare questa storia anzitutto tramite uno stile ecologico in cui cioè si facciano collassare il soggetto nell’oggetto l’astratto nel concreto l’organico nell’inorganico e viceversa. Raccontare questa storia pensando sì a degli emuli del Torlonia come Berlusconi e all’Italia di Berlusconi ma anche agli imprenditori Indiani e Cinesi perché non facciano come i loro predecessori occidentali.</p>
<p>Il racconto sarà più che altro concettuale e grammaticale. Una narrativa senza narrazione. Senza personaggi azioni sentimenti descrizioni. Ma con concetti e personaggi azioni sentimenti descrizioni con valenza concettuale (di concetti che in quanto ecologici toglieranno al concetto ogni astrattezza che non lo riconduca al concreto materico). Ecco con l’ecologia il superamento del postmoderno o anche dell’avanguardia anni sessanta.</p>
<p>Segue un primo abbozzo della parte iniziale e della fine:</p>
<p>155 Km<sup>2 </sup>di distesa a specchio d’acqua vivrebbe il Principe guardasse. O vive lo stesso e comunque anche a capo basso distolto e spalle. Ho sul tavolo Il principe di Machiavelli. Il piccolo principe di Saint-Exupery. E Moby Dick. – E Cent’anni di solitudine. Infine Husserl (Der Krisis). Infine Bateson. Mind and Nature.</p>
<p>La distesa la condizione per essere se stessa per essere distesa non la considera. E così lo specchio. E così l’acqua. Per essere se stessi e rimanerci i 155 Km<sup>2</sup> non debbono considerarsi. Il Principe li considera d’improvviso. Un giorno. Li considera non guardandoli ma come sua proprietà sua discrezione o erbaccia. Un giorno.</p>
<p>Il Principe considera erbaccia l’erbaccia.</p>
<p>O sennò d’improvviso un giorno cifre da spostare. Da spostare nella colonna dei possibili guadagni. Investimenti! Li considera su di un foglio i 155. E i Km<sup>2</sup>. Li considera tramite il commercialista. Non sa neanche di cosa si tratta. Non l’ha visto. Il commercialista gl’ha promesso fatto capire ed è bastato. Buoni affari. Dal lago. E la popolazione sarà contenta il commercialista ha aggiunto andandosene.</p>
<p>&#8211;          Ci si può fare una distesa enorme di grano. Ah! Dal lago al grano!</p>
<p>Il Principe i suoi sopralluoghi dei lavoratori ci vede di già laggiù al posto del lago. Con la schiena piegata. Lui che comanda. Loro che lo ringraziano. Grazie! grazie per il lavoro! E a casa, casa sua di qui, provvisoria (villa, sopralluoghi) da dove non si vede il lago e dove le donne non sanno aumentano a casa sua lo vede questo lo sa lo conta il Principe aumenteranno a casa i sacchi di farina.</p>
<p>&#8211;          Papà non è cattivo!</p>
<p>Direbbero le figlie – ma sanno le figlie? ha delle figlie? I pescatori e i pesci e le alghe e l’uomo libero diciamo così che avrebbe semplicemente voluto vivere il lago non hanno invece detto. Non dicono niente. Non si sentono se basta andare alla dimora di qui del Principe là dietro la collina per non vedere non sapere. Anche il lago non si sentirà. Non si farà sentire. Non sentirà sé.</p>
<p>Non è stanco evidentemente il Principe dell’ennesimo ennesimo 155. Di far pezzi e prezzi. Torna a casa la luce calda la cena già dapprima pronta. I pesci saranno muti per sempre? Uscissero da tutti i laghi? Boccheggiassero tutti i pesci delle terre? Io non ho parole per dare parola a tutti questi pesci. E ai futuri e trapassati. Né i libri sul tavolo. Né voi poi comunque orecchie. I pesci sono troppi o anche solo uno è troppo per questo. E se è ovvio il difficile da capire è che è ovvio.</p>
<p>Intanto il Principe ha ebbe la libertà o forza di. Nessuna libertà invece nessuna forza contraria. Sennò non sarebbe stato possibile e tanto facile …</p>
<p>&#8211;          Oberatissimo.</p>
<p>Rispose una volta il Principe ad un minimo d’uomo libero in gita al lago che l’invitava per un bicchiere di vino. Un invito sbadato. Avrebbe chiesto sì Perché prosciugarlo il lago? il minimo uomo. Ma poi tornando presto in città se ne sarebbe dimenticato e anche la domanda a vent’anni – e vive di rendita – l’avrebbe formulata col riso sulle labbra giocoso, il cappello in alto sopra la fronte, non tragico.</p>
<p>&#8211;           Oberatissimo.</p>
<p>Ha però risposto il Principe. E così neanche ’sto puerile dubbio o provocazione piccola piccolo inciampo …</p>
<p>Le erbe gli alberi il verde a macchie, fra il cielo, riempiono, anche non volendo, gli occhi del Principe che non lo fa (non è che …) per motivi economici … non è che n’abbia gran bisogno … e poi non avrebbe nemmeno il tempo di spenderseli tutti quei soldi … mangiarsela tutta quella farina, toccarla … Ma per riempirlo piuttosto il tempo da vivere che gli resta e riempirlo secondo la massima vigente che vuole edificare che vuole cemento mattone grano dappertutto fuori dalle orecchie esca e comunque intervenire spoliare il verde spoliare (spoliare da spoliazione). Come quando facevano le crociate perché bisognava che … E allora anche i vecchi e stanchi e senza meta partivano … Le erbe gli alberi il verde a macchie, fra il cielo, riempiono, anche non volendo, gli occhi dei crociati che poi solcarono anche il mare e allora macchie di mare … Se fossi Verga descriverei qui la massa dei pezzenti che il Principe ignora come ignora il lago (e anche il lago, non importa se morto, a sua volta, inevitabilmente, ignora e qui sta la sua rivincita e allora la rivincita è inevitabile o è inevitabile che nessuno alfine vinca …) … ma le erbe gl’alberi il verde a macchie fanno lo stesso … bisogna dimostrare che il Principe è fatto suo malgrado di queste cose qui, pur ignorandolo, e può ignorarlo perché tanto è inevitabile …</p>
<p>&#8211;          Oberatissimo.</p>
<p>Neanche questo risponderebbe al pezzente (contadino pescatore) l’invitasse all’osteria … Dal suo cavallo le parole la voce dei contadini pescatori non arriva … Anche se, come il lago non importa se morto o mai vivo, anche se c’è lo stesso c’è e bisogna dimostrare (ma si dimostra da sé) che il Principe lo sappia o non lo sappia è fatto pure di ’sta voce, strozzata si dice, silenziosa e così il suo cavallo alto.</p>
<p>&#8211;          Oberatissimo.</p>
<p>Il contadini pescatore poi ammesso e non concesso non avrebbe capito – mentre pure il contadino inevitabilmente l’albero l’erba il verde a chiazza … Non conosce i significato di ’st’espressione. E il Principe trovandosi a esprimerla il significato lo conosce conoscerebbe? Oh solo molto molto occasionale e punto (niente) critico … Sarebbe più che un significato un uso un gesto – un gesto di diniego come parola e un gesto (parola) di diniego in accordo passivo coi gesti (parole) di diniego dell’epoca.</p>
<p>Epoca – il Principe non conosce vive altro e di questa non conosce vive perlomeno ammesso ne facciano parte né il lago né i contadini pescatori ma solo conosce l’uso o prassi di certi ambienti gli ambienti suoi principeschi e basta il mondo è qui e il resto (per modo di dire <em>è</em> qualcosa) e il resto a servizio. Poi allora si capisce come il Principe possa facile quotidianamente sorridere. Sorride e fa sì col capo tanto poi ha il potere irresponsabilità di fare quello che gli pare e quello che gli pare o appare è molto ristretto non deve arrovellarsi quello che gli pare appare è banalmente principesco fare il Principe – essere è fare – e basta.</p>
<p>Allora la materia non esplode e può anche confessarsi.</p>
<p>&#8211;          Lo Spirito! Lo spirito!</p>
<p>È tutt’uno col principesco lo Spirito e con la materia che non esplode (si vede) solo perché non si sente (non ci si interroga sulla sua esistenza e come ecc.). Lo Spirito invece va bene coi numeri le entrate le uscite il bilancio il patrimonio (matrimonio patrimonio) e il commercialista suo del Principe è tutt’uno col Papa, non si sa bene se più suo del Principe o il Principe più suo del Papa ma anche col commercialista ragioniere vale lo stesso perché ’sto ruolo rappresenta un sistema e il Principe beato solidale a cavallo c’è nel mezzo.</p>
<p>C’è nel mezzo anche il fango pantano dello stivale destro uno schizzo di fango sotto al tacco dello stivale si vede col Principe alto a cavallo in perlustrazione – dei numeri Km<sup>2 </sup>braccia di braccianti ecc. non del lago o verde.</p>
<p>C’è nel mezzo anche il fango anche solo uno schizzo di questo c’è nel mezzo fisicamente al sistema e più ancora che al sistema (giacché anche questo deve esser da qualche parte) è nel mezzo il fango quel fango schizzo ecc. è nel mezzo all’universo ma il Principe non se ne cura poi pur continuando a non curarsene – del fango o del verde – morirà però … e allora tutto si spiega.</p>
<p>Ma il Principe non è uomo da spiegazioni, darle, riceverle (e spiegare è vedere); il Principe lui funge è funzione. Ed è funzionale a lui alla sua (ma è la funzione che è sua o è lui che è della funzione?) alla sua funzione è funzionale che il lago venga giù sparisca  e soprattutto quei chilometri e chilometri quadrati passino alla voce senza lingua dell’entrate nel patrimoniale nella cassa ecc. Ma non tanto per un, banale, anche allora, e sempre, affare di soldi. Bensì per un percorrere proseguire ampliare ’na strada (dicesi anche ideologia o moda o modo …).</p>
<p>La strada nel caso è quella di prosciugare di decidere in pochi o uno dello spazio (terra, aria) di molti e tutti e deciderlo pei secoli de’ secoli e farlo (decidere) secondo la logica del prosciugamento o cemento – cementificazione edificazione rastrello – come se la chiazza del cemento fosse per l’occhio e testa e esperienza meno inevitabile di quella del verde bosco albero … Principe! Svegliati!</p>
<p>&#8211;          Oberatissimo.</p>
<p>E poi lo vedi cappello in mano uscire senza salutarti dalla chiesa dopo la messa delle sei (PM) ed è già tutto buio e sono verde sostanzialmente anche i mattoni o quel che è campane comprese della chiesa. Sono verdi nel senso di materia la stessa una e sfarfalla inevitabilmente in varie forme ma è la stessa è materia sfarfalla davanti dentr’agl’occhi anche spenti e certo anche morti. Uccidimi Principe! Fa lo stesso!</p>
<p>&#8211;           Oberatissimo.</p>
<p>Non fosse per il verde quando vedo il Principe ridere o lo sento Oberatissimo! una cattiveria irreparabile si sarebbe aggiunta alle fitte riverse nel cosmo. Ma inevitabilmente anche le cattiverie se sono devono esser verde e cioè porsi a questo livello pena non essere … Da qui il possibile dell’ingiusto ma anche il suo vacuo …</p>
<p>Senza razza senza specie senza genere l’animale gl’animali mentre i sopralluoghi del Principe anche a loro gli pulsa il sangue nelle membra e dalle membra tu-tum tu-tum il battito ad auscultare il suolo un poco tu-tum tu-tum si sente e comunque c’è anche se il Principe cavallo e registro (papa e commercialista) il Principe non lo sente. Rari sopralluoghi e per portare anche la famiglia i villeggiatura/avventura oh-oh etc. Oppure per personalmente imperiosamente sigillare <em>una tantum e per sempre </em>quanto già tutto deciso finito garantito nella Capitale. Lì risiede il Principe. E da lì si prosciuga il lago. Si fa del lago questo lago quello che si vuole. Senza accorgersi (dirsi) che è universo e che quindi non si può … Senza accorgersi via Principe la Capitale che se è siccome è è universo e allora è lago e se prosciuga il lago prosciuga sé mentre all’universo come risultante niente. Uno zoccolo del cavallo del Principe calpesta mille si dice fili d’erba – li sta calpestando ora, è un sopralluogo. Quattro – quattromila. E va al galoppo. Mille zoccoli che calpestano di mille secondi in mille secondi. E si sta parlando solo di lui. Poi ha tutto il seguito con altri zoccoli altri ferri altri mille.</p>
<p>&#8211;             Oberatissimo!</p>
<p>L’avesse detto per questi fili d’erba calpestati avrebbe mostrato una qualche sensibilità o consapevolezza per lo stare al mondo cioè universo. Ma nulla. Lo ha detto perché interlocutore non gl’era il papa o il commercialista ragioniere. Perché non era dalla Capitale. E il Principe risponde solo alla Capitale con cui sta in rapporto già visto nei secoli di servitù a vicenda. <em>Cui prodest?</em></p>
<p><em>Cui prodest? Cui prodest? </em>non se lo chiedono né il Principe né la Capitale né il lago ognuno per il <em>cui</em> e per il <em>prodest</em> chiuso in se stesso … se <em>cuia</em> e se <em>prodesta</em> ciò che <em>cuia</em> e ciò che <em>prodesta</em> <em>cuierà</em> e <em>prodesterà</em> all’interno del Principe all’interno del(la) Capitale all’interno del lago al di fuori niente né <em>cui</em> né <em>prodest</em>. L’interno poi come dimostra l’ignoranza del Principe (e anche del lago però, che non si difende) è un fittizio. Interno esterno sono fittizi al posto del tutt’uno. Alberi vento macchia (macchia di ink. macchia di luce; macula; riverbero – e riverbero è sia s. sostantivo che 1<sup>a </sup>pers. sing. del verbo Verbo).</p>
<p>&#8211;          Oberatissimo!</p>
<p>Anche il lago in un certo senso lo è. Nel senso – pure Prossimo a quello del Principe ma senza cattiveria/interesse – nel senso dell’indifferenza dell’. (Ci si interessa di una cosa se si è indifferenti del resto). È tutto preso ma tutto tutto, notoriamente (notorious), dall’indifferenza il lago. E per quante fanciulle ci si perdano per quante folaghe (?) non può fare altro non può realizzare altro che indifferenza. Indifferenza! Lo cancellano e lui indifferente! Anche il Principe lo è – foglie ecc. – ma in più si dice è cattivo/interessato è. Potrebbe fare altro. Non cancellare il lago per es. Non servire la/il Capitale per es. Anche il papa potrebbe non fare il papa. E il commercialista il ragioniere. Mentre i cuori di tutti questi tu-tum tu-tum non potrebbero non pulsare (vena). È il pari dell’indifferenza (silenzio) del lago. Non è colpa sua l’indifferenza! – del lago. Colpa responsabilità il cancellarlo da parte del Principe (o chi per lui se ci fosse stato) invece sì invece.</p>
<p>&#8211;          Vogliamo i colpevoli!</p>
<p>&#8211;          Oberatissimo!</p>
<p>Oberatissimo questa volta a non farsi considerare dalla storia i posteri come colpevole. E non può molto in questo perché appunto sono posteri. Sono poi. E le notizie fuggono si propagano distendono a valanga catodicamente catodicamente. E nessuno processo la può nessuno processo (forse) contro un tubo. Un tubo. Quello che si può prima dell’entropia (notizia è entropia) incanalarci nel tubo incanalarci questo anziché quello. Nel caso del Principe c’incanaleranno avrà fortuna il Principe la sala stampa c’incalanerà il meglio ovvero il falso. Ma il grave non è il Principe allora qui. Il grave non è il colpevole. È chi lo osanna invece di condannarlo. È la giustizia ingiusta. È il credere vero il falso.</p>
<p>&#8211;          E chi sei tu per stabilire che cos’è vero e che cos’è falso che cos’è – è millenni – che cos’è bene e che cos’è male?</p>
<p>E allora al Principe gli s’innalzano statue. Statue e scuole. Come a tanti falsi. E il grave non è questo. Il grave non è il falso. Il grave è che ci s’accontenti che ci basti (gaudio). La/il Capitale ha vinto e il Principe suo soldato. Lo condannasse la/il Capitale condannerebbe sé. Invece statua e scuola. Un esempio per il posteri! hanno dato questi posteri del(la) Capitale.</p>
<p>Basto che il primo facendosi sentire dicesse il Principe ha fatto bene! e la fama l’internet del Principe fu è garantito.</p>
<p>Meglio non avere nessuna idea – i contadini lì non avevano nessuna idea – che seguire quell’idea che è la fama l’internet del Principe. Io ad es. non ho le idee chiare ma è meglio così che segua … Sono più vicino alla indifferenza del lago che alla cattiveria/interesse del Principe. Sguazza indipendentemente da tutti questi discorsi eppure inevitabilmente tutt’uno con essi la folaga (?) nel lago non ancora prosciugato (prosciutto, sale) e un’ultima fanciulla il lago indifferente l’affoga ci scompare il Principe all’altra sponda sopralluogo.</p>
<p>I contadini muti non si fanno vedere. Come gl’animale e il cacciatore. Se li chiamano a lavoro rispondono vengono appaiono. Come gl’animali domestici. Eppure è sempre più stupido il padrone del servo perché concepisce una cosa stupida come quella di servo e non può darsi naturalmente un dislivello simile contribuisce a render noto il lago con la sua indifferenza. E il padrone il Principe stesso con la sua impunità. Ché se contasse qualcosa il Principe non esisterebbe nemmeno. Non esistono palloni se non gonfiati. E i gavettoni di piscio non sono solo un ricordo militare …</p>
<p>&#8211;          Oberatissimo!</p>
<p>Ecco in che cos’era Oberatissimo! il Principe. A divenire un gavettone di piscio … sperando, si fosse posto il problema, nel sempiterno militare …</p>
<p>155 km<sup>2 </sup>di … (non importa cosa) scambiati per un gavettone di piscio (proveniente però dal(la) Capitale … sennò non sarebbe piscio) … è questo il problema la morale …</p>
<p>&#8211;          E chi sei tu …?</p>
<p>Il filo d’erba non può essere un gavettone né tantomeno di piscio perché è troppo vicino all’universo e la/il Capitale non lo elegge in Parlamento (Vaticano). (Vaticano Vaticinio Va …).</p>
<p>Per questo il filo d’erba non può essere mafioso.</p>
<p>La mafia nasce con la distanza dal filo d’erba.</p>
<p>Con la supposizione.</p>
<p>Con la mancanza d’universo e la prospettiva ristretta (storica) d’un papa d’un commercialista.</p>
<p>Il primo papa e papà il primo imperatore il primo re è il primo mafioso. Ogni presidente e papà (padrino) è mafia. Nessuna alga lo è. (Alga è madre). Nessun lago. L’alga (le madri) non suppone. Il lago è indifferente. L’indifferenza – quella del lago e dell’alga che non suppongono e non hanno interesse – l’indifferenza è se senza interesse (la propria pellaccia!) l’indifferenza è senza mafia. Senza omertà. Il lago fu indifferente al suo prosciugamento – e i pescatori indifferenti perché indecifrabile per loro il codice del(la) Capitale. Il Principe non lo sarebbe stato indifferente a un colpo di fucile – il pescatore avesse avuto il fucile gliel’avesse sparato accoppandolo in zucca in fronte terrorista brigatista l’avrebbero chiamato condannato pena di morte. Ma poi anche se non indifferente il Principe sarebbe morto e l’indifferenza con il possibile della sua morte avrebbe vinto. Aveva ragione il lago – Se è possibile è indifferente. Quello del Principe è stato possibile ma non necessario sarebbe bastato forse poco Capitale e papa a parte per il contrario. Sarebbe bastato forse poco – e comunque sarebbe stato possibile anche se indifferente – per la scuola e la statua dedicarle al lago. E il lago non – prosciugarlo cancellarlo.</p>
<p>Il Principe s’è mangiato 155 km<sup>2</sup>. Come ha fatto digerirli gustarli? Non deve averli manco considerati. Ma così tanto per fare. Perché va di moda. Perché papa perché capitale. Allo stesso modo la cucina del suo palazzo non la conosce ecc. Hanno le cose ma non l’apprezzano perché non le considerano cose, fisiche ma numeri e non matematici ma ragioneria commercio ecc.</p>
<p>La/il Capitale ha ripagato con la statua e la scuola il Principe pel suo servizio. E a scuola s’insegnerà il divenire principe papa ragioniere. E nessuno dice niente. I pescatori animali domestici (soma) o – borghesia! – principi papa ragionieri anche loro e sempre di più fino a quando (pessimismo) si potrà prosciugare ancora qualche cosa. Ma l’azione, saggio (come quello scritto finora) a parte, s’è svolta in questi termini:</p>
<p>il Principe, che non pensa, ed è grave, e non scherzo (grave come sostantivo), se mangiare, non c’ha mai pensato, oggi a pranzo, 5 paste o un’insalata (con tutte l’implicazioni estetiche e alimentari il gesto il gusto ecc. del caso) e non si porta all’occhio per vederla in dettaglio, pur avendone molte e potendone avere anche di più (o proprio perché ne ha molte e ne può avere anche di più) la pasta brioscia e l’insalata, il Principe è nato il x+= a +x=</p>
<p>…</p>
<p>Il Principe nacque ma non era uomo da infanzia. Si laureò in giurisprudenza per conoscere il diritto. Perché così si fa. Diritti. Si laureò con il massimo dei voti perché non aveva dubbi sul massimo propostogli e ci si prestò col sorriso. Tutti gli dissero bravo e lui non si distinse dai tutti dagl’altri. Sembrava un senatore romano. Appena laureatosi con il diritto in tasca qualche distinzione ma sempre nella direzione dello stesso massimo qualche distinzione rispetto agl’altri a chi non pur volendo non ce la fa a laurearsi col massimo. Qualche distinzione ma sempre per lo stesso verso per gloriarlo gloriandosi. E senza dubbi. Bravo! Che bravo esecutore del diritto! – gli dicono. E lui ride. Sorride. Intasca. Non cresce di statura ma gli si gonfiano le tasche. Gonfia e gonfia. Ridi e ridi. Giovane è già senza tempo. È in braccio completo al diritto e al massimo. Come tanto prima di lui come i senatori romani. Fossimo stati a Roma antica avrebbe fatto quella carriera lì. E col sorriso. Irresponsabile irresponsabile. Buono solo al massimo. A quel massimo lì. A quel diritto lì. E buono a questo perché incapace di dubbio. Come tanti. Come i senatori romani. Eppure ancora funziona! Sembra incredibile eppure ancora funziona. Lo hanno detto in tanti eppure … Lo hanno dato per morto finito tanti criticato tanti eppure … Ci sono queste e vaste e funzionanti rimanenze … Nonostante sia dichiarata finita morta una cosa e in gran copie rimane … Sembra incredibile … Poi il Principe si sposò (non al massimo del suo diritto il massimo raggiungendolo anni dopo col prosciugamento del lago … ed è giusto che sia così … sennò non ci sarebbe niente da vivere … e i giovani debbono farsi su …) … La moglie anche lei d’accordo col diritto. Per il fatto stesso d’esser moglie doveva esserlo. E così i figli. Per il fatto stesso d’esser figli. E d’accordo per giunta (fortunato il Principe) con quel diritto specifico lì. E i figli dei figli. Lo saranno. Lo saranno … Il Principe nella sua ascesa impresa dopo impresa non sa di lago che cosa sia un lago usa solo la parola convenzionalmente ma non ci si dedica a pensarci sopra un minuto. E anche dopo quando sarà la volta del lago no ci penserà sopra un minuto. Non avrà nemmeno occhi adatti per vederlo sentirlo. Ma il mezzo il lago solo il mezzo altrimenti insignificante della realizzazione dell’ascesa del diritto del massimo. Il lago che non sa niente di ascesa di diritto e di massimo. E proprio per questo. Lo sapesse forse reagirebbe. O forse il Principe non avrebbe potuto. Lo avrebbero messo in prigione. Avrebbe negato il diritto e il massimo negando ad altri il diritto e il massimo negando la base del diritto e del massimo e cioè che più siamo e meglio è. Laddove però i marsicani ad esempio se il lago intorno ci stanno dei marsicani i marsicani dal diritto sono considerati come il lago. Che non sanno e né ascesa per i marsicani né diritto né massimo. Per i marsicani o chi per loro. Pur di raggiungere l’obiettivo lago. Anche i figli se necessario ci rientrano nel non sapere nel non essere. Ci rientrano o ci rientreranno. Una volta che il lago non c’è più i figli cresciuti adulti non potranno nulla. Adattarsi solo (se vivibile) alla condizione ereditata. E il Principe il padre che sa solo del lago non ci pensa. Né al figlio né al lago se non come diritto massimo ecc. Stesso discorso pei senatori romani d’altronde forse. Il Principe le imprese prima del lago anche se non vanno bene gli sono fatte andar bene lo stesso. Troppa la sua dedizione per il diritto e per il massimo perché il diritto e il massimo non contraccambino e lo proteggano identici infine con lui loro espressione ultima. Incredibile che le cose siano così dai tempi dei senatori romani e che nessuno … Eppure è perché alle cose del credibile o del non credibile non importa. Il Principe allora sorride. I marsicani allora stanno zitti vedendo il Principe sorridere … non essendo cose credono … credono che il Principe sorridendo non li uccida. E allora stanno zitti. E in effetti il Principe non li uccide con la spada. Però toglie ulivi e vigneti. Perché col lago senza il clima che il lago faceva non ci sono più non possono ulivi e vigneti e per la gente che se ne accorge dopo erano importanti. O comunque non li è stato chiesto nulla. Avrebbero potuto preferire lago ulivi e vigneti agl’appezzamenti poi fatti dal Principe. Avrebbero potuto preferire non guadagnare loro piuttosto che far guadagnare il Principe. Sarebbe potuto esser meglio. Ma dai tempi dei senatori romani il diritto e il massimo prevalgono e allora … E allora comunque sia un marsicano è a tu per tu con una pianta verde e questo stato toglie ogni separazione tra pianta e marsicano che quindi resta fermo impotente anche gli viene strappata la pianta davanti agl’occhi e intorno non ce ne sono più. Resta fermo come la pianta … Ma perché il Principe non ha strappato non strapperà allora anche il marsicano? Perché il Principe che non ci si fissa si vive altro dalla pianta e il contadino lo lascia come una sorta di intermedio tra lui e la ormai ex pianta … Il Principe è il diritto il massimo …</p>
<p>…            …</p>
<p>Ho sul tavolo Il principe di Machiavelli. Il piccolo principe di Saint-Exupery. E Moby Dick. – E Cent’anni di solitudine. Infine Husserl (Der Krisis). Infine Bateson Mind and Nature. Che non leggo. Non foss’altro perché sono sul tavolo. E l’essere sul tavolo m’è sempre rimasto antipatico più di tutto. A parte Il principe di Machiavelli. Il piccolo principe di Saint-Exupery. E Moby Dick … Che mi restano antipatici di più dell’esser sul tavolo.</p>
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